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Sfruttamento del lavoro, mandato di arresto per cinque imprenditori. Tra gli operai anche una minorenne e una donna incinta


Indagine dei carabinieri e della guardia di finanza, con la collaborazione della Asl, dell'Inps e della Direzione territoriale del lavoro. L'inchiesta abbraccia il periodo compreso tra giugno 2018 a oggi. 15 ore di lavoro al giorno venivano retribuite con una paga mensile di circa 500 euro. Sequestrati beni e soldi


Redazione


C'erano anche una minorenne, una donna incinta e un uomo malato tra i quarantacinque operai cinesi e bengalesi sfruttati nelle confezioni della famiglia – padre, madre, figlio e zio – finita agli arresti insieme ad un quinto imprenditore con l'accusa di sfruttamento della manodopera e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Le ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dai sostituti Lorenzo Gestri e Vincenzo Nitti, sono state eseguite oggi, martedì 6 ottobre, dai carabinieri del Nucleo investigativo. In carcere sono finiti She Jinquan detto Alessandro, 47 anni, esponente di una delle più importanti associazioni cinesi della città, il figlio She Menjnan detto Massimo, 24, ritenuti titolari occulti delle ditte,e Zhuang Xing, 30, ritenuto il prestanome; arresti domiciliari per il cognato e zio dei titolari, Yue Bingqi, 46. Ancora ricercata la moglie e madre degli imprenditori, Zhuang Lifang, 41, destinataria della misura cautelare ai domiciliari. Altri tre cinesi sono indagati: nei loro confronti era stata chiesta la misura cautelare che però è stata rigettata dal tribunale. Un'indagine complessa, durata mesi, nata da uno dei tanti controlli messi in piedi dalla Asl nell'ambito del progetto Lavoro sicuro varato dalla Regione Toscana. I carabinieri e la guardia di finanza hanno ricostruito un intreccio di ditte individuali aperte e chiuse nel giro di pochi anni, almeno diciassette tra il 2014 e oggi. Dall'ultima, la Confezione Massimo, ha preso il nome l'operazione appena portata a termine. Decine di militari al lavoro già dall'alba: perquisizioni e sequestri in via Pisa e in via delle Fonti a Prato, e a Campi Bisenzio. Un giro d'affari notevole quello gestito dagli imprenditori che, secondo i calcoli della guardia di finanza, dell'Inps e della Direzione territoriale del lavoro, avrebbero evaso qualcosa meno di due milioni di euro. Nel periodo dell'indagine, l'evasione sarebbe ammontata a 250mila euro che sono finiti in un provvedimento di sequestro per equivalente: gli inquirenti hanno messo le mani sulla casa acquistata dalla famiglia She e su circa 15mila euro in contanti trovati durante le perquisizioni che hanno portato anche al sequestro di 100 macchine per cucire, molte delle quali nuovissime, e di due furgoni.

A richiamare l'attenzione degli ispettori della Asl erano state le impressionanti condizioni igienico-sanitarie riscontrate nel corso del controllo e l'alto numero di operai impiegati ai quali veniva assicurato anche vitto e alloggio (“materassi messi a terra e ricoperti di scarti tessili”). Da lì in avanti hanno fatto il resto le telecamere nascoste, le intercettazioni, i pedinamenti. E mentre i carabinieri hanno lavorato per mettere insieme i tasselli dello sfruttamento, i finanzieri hanno lavorato per disegnare il quadro dell'evasione.
La ricostruzione del flusso di denaro ha fatto emergere cifre da capogiro che sarebbero state trasferite in Cina e dalla Cina sarebbero poi rientrate in Italia attraverso bonifici. Gli imprenditori si sarebbero giustificati dicendo che tutti quei soldi erano il frutto di donazioni ricevute, ma gli inquirenti sostengono ben altro.
Gli operai sfruttati erano tutti in condizioni di bisogno e per questo hanno accettato di stare sulle macchine per cucire anche quindici ore al giorno per 4/500 euro al mese. Niente riposo, niente ferie, niente pause se non i minuti necessari a consumare i pasti che, hanno spiegato gli inquirenti, venivano portati direttamente dai titolari per perdere meno tempo. Nessuno dei lavoratori ha denunciato, nessuno ha parlato.
Nelle prossime ore gli arrestati compariranno davanti al giudice delle indagini preliminari per gli interrogatori di garanzia. Ulteriori verifiche sono in corso da parte dell'Inps che sta interrogando le banche dati per capire se gli imprenditori abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione Covid.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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