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Sentenza Sasch, l’avvocato Ciappi: “Accuse basate su un castello di ipotesi, di mancati accertamenti e di congetture”


Il difensore di Giacomo Cenni, unico imputato condannato al termine di 10 anni di processo, sottolinea come anche il pubblico ministero avesse chiesto l'assoluzione per il suo assistito: "La sicurezza di avere operato sempre nella massima correttezza gli darà la forza di proseguire il suo cammino giudiziario con immutata determinazione"


Claudio Vannacci


In merito alla sentenza del processo per il crac della Sasch concluso ieri, riceviamo il seguente intervento da parte dell’avvocato Manuele Ciappi, legale difensore di Giacomo Cenni. Lo pubblichiamo integralmente.

Alla lettura della sentenza di oggi, tutti gli interessati presenti sono rimasti evidentemente sorpresi.
Una sequela di declaratorie di prescrizione e la condanna per i tre reati non prescritti, inflitta (seppur nel minimo della pena) a Giacomo Cenni, unico imputato superstite, dopo il patteggiamento di suo padre e degli altri soci della Sasch risalenti a dieci anni fa e dopo il decesso, avvenuto durante il dibattimento, di Annibale Viscomi, ossia l’altro unico imputato a cui erano attribuiti quei tre reati.
Eppure, dopo lo svolgimento di una lunghissima istruttoria, era risultato chiaro per tutti – ma non per il Tribunale – che le accuse si basassero su un castello di ipotesi, di mancati accertamenti e di congetture.
E, infatti, perfino il Pubblico Ministero, alla fine, aveva chiesto l’assoluzione di Giacomo Cenni, quantomeno per non aver commesso i reati attribuitigli.
Il Tribunale, invece, ha deciso in senso totalmente contrario.
A questo punto, devo dire, sempre con il massimo rispetto dovuto a Chi esercita la giurisdizione, di non riuscire ad immaginare, pur sforzandomi, quale criterio di valutazione delle prove sia stato adottato in questo giudizio.
Fortunatamente il nostro sistema prevede altri gradi ed altre sedi di giudizio proprio per rimediare agli errori giudiziari e fortunatamente tante volte ho visto riformare o annullare sentenze che ritenevo sbagliate.
Giacomo Cenni, alla lettura della sentenza, è rimasto sconcertato: oltre dieci anni fa, infatti, rifiutò di patteggiare una pena quasi simbolica, perché era consapevole della propria assoluta innocenza, e scelse di sobbarcarsi un processo durato oltre nove anni, da cui ha tratto l’unica consolazione di vedere che, alla fine, anche la Pubblica Accusa lo voleva assolto.
La sicurezza di avere operato sempre nella massima correttezza gli darà la forza di proseguire il suo cammino giudiziario con immutata determinazione.

Avvocato Manuele Ciappi

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Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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