Oltre 645 tonnellate di rifiuti tessili sottratte al circuito illecito, tra cui 332 tonnellate sequestrate in 10 container all’interporto di Guasticce e altre 313 recuperate in un’azienda di Montemurlo. Sono i numeri della doppia operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Livorno e condotta dal Nipaaf (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale) dei carabinieri forestali di Prato insieme ad Arpat, Nucleo Ispettorato del Lavoro e Agenzia delle Dogane. L’ultimo intervento si è concluso nei giorni scorsi proprio a Guasticce, dove erano stati sequestrati 444 colli pressati con reggette di plastica, destinati a Paesi extracomunitari, per un peso complessivo superiore a 332 tonnellate di rifiuti tessili.






L’inchiesta era partita nel 2023 da un controllo congiunto eseguito in una ditta tessile di Montemurlo. Durante gli accertamenti erano emerse diverse violazioni in materia ambientale e sul lavoro. In particolare, gli investigatori avevano contestato irregolarità nella gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti e segnalato la presenza nell’impianto di quantitativi ben superiori ai limiti autorizzati: circa 190 tonnellate contro le 110 consentite. Da lì era scattato il sequestro preventivo dell’intero capannone e dei materiali presenti all’interno, eseguito nel 2025. Contestualmente il legale rappresentante della società era stato denunciato per gestione non autorizzata e traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, violazione delle prescrizioni autorizzative e falso ideologico aggravato. Tra i materiali sequestrati figuravano soprattutto rifiuti tessili, ma anche big bags contenenti mascherine chirurgiche. Nel frattempo, le indagini si erano allargate anche all’attività di esportazione della stessa azienda, portando al blocco della spedizione diretta all’estero dal porto di Livorno. È iniziata così una lunga fase di classificazione, trasferimento e smaltimento dei rifiuti: i materiali sono stati trasportati dall’interporto di Guasticce alla sede dell’azienda a Montemurlo e successivamente inviati in impianti autorizzati.
Tutte le operazioni di rimozione e smaltimento sono state effettuate a spese dell’indagato. A conclusione delle operazioni e dopo l’avvenuto smaltimento dei materiali sequestrati, l’azienda di Montemurlo è stata dissequestrata e l’attività produttiva ha potuto riprendere regolarmente.
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