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Scontri al presidio dei Sudd Cobas a Euroingro, gruppo di cinesi assalta i manifestanti: feriti due poliziotti, tre fermati


Violenze in via Gora del Pero dove il sindacato autonomo si è riunito per chiedere la regolarizzazione di cinque lavoratori alle dipendenze di alcune ditte che operano all'interno del centro di smistamento. Dura condanna degli attivisti: "Questo è il senso di impunità". La procura apre un'inchiesta. La replica: "Non è stata una iniziativa pacifica, bloccate merci e persone di un intero comparto". Le reazioni del mondo della politica


Nadia Tarantino


Scontro al sit-in organizzato da Sudd Cobas in via Gora del Pero, davanti ai cancelli di Euroingro, ingrosso di abbigliamento tra i più grandi d’Europa. L’ennesima protesta contro lo sfruttamento del lavoro è diventata teatro di un’aggressione improvvisa: una trentina di cinesi ha letteralmente travolto il picchetto al grido di ‘mafia’. Una vera e propria guerriglia: sindacalisti e attivisti spintonati con forza e costretti a difendersi – anche loro urlando ‘mafia’ – i gazebo fatti volare in aria, una poliziotta buttata a terra e ferita così come un collega. La violenza è stata sedata nel giro di qualche minuto dalla polizia già presente sul posto e dall’arrivo immediato di rinforzi. Tre i cinesi fermati: uomini di 27, 30 e 60 anni accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. La procura ha aperto un fascicolo e le indagini sono indirizzate a identificare altri cinesi che hanno preso parte alle violenze. “Il manipolo di cinesi era diretto a colpire i lavoratori che si trovavano nelle vicinanze di un gazebo ed era in atto una manifestazione sindacale pacifica – si legge in un comunicato del procuratore, Luca Tescaroli – il gruppo di cinesi non ha esitato a scagliarsi verso gli appartenenti alla Digos e a usare violenza nei loro confronti”.
“Lo avete visto anche voi – lo sfogo di Luca Toscano, anima del sindacato autonomo – un’aggressione sotto i vostri occhi, davanti alla polizia, un’aggressione contro un sit-in pacifico che chiede solo il rispetto delle regole, contratti di lavoro regolari, riconoscimento dei diritti. Per noi è una violenza che si aggiunge ad un lungo elenco che non finisce mai evidentemente e che è il segno del senso di impunità”.
Il presidio di Sudd Cobas, arrivato in via Gora del Pero per chiedere la regolarizzazione di cinque operai pachistani alle dipendenze di quattro diverse aziende, è scaturito dall’accordo saltato all’ultimo momento con gli imprenditori cinesi che – secondo il racconto del sindacato – venerdì scorso si sono presentati al tavolo con soldi in contanti per convincere i lavoratori a smettere la rivendicazione. “Non siamo merce in vendita”, la risposta del sindacato.
Ad entrare in azione non sono state le aziende al centro della vertenza: “Noi non c’entriamo nulla con quello che sta denunciando Sudd Cobas ma siamo bloccati lo stesso dalla protesta – dicono alcuni cinesi rifiutandosi però di dare un nome e un cognome, di dire cosa fanno lì dentro esattamente – ce l’hanno con quattro negozi e bloccano anche gli altri. Non fanno entrare i nostri clienti, ma che c’entriamo noi? Mica possono venire qui e bloccare tutti, e poi questa è proprietà privata”.
Difficile capire, difficile avere risposte dagli imprenditori cinesi: tantissimi quelli presenti dentro e fuori Euroingro ma nessuno che si qualifichi come titolare di uno degli oltre quaranta negozi aperti in questo incubatore, nessuno che si qualifichi come dipendente, o amministratore, o socio, o responsabile. Ma è Euroingro a finire nel mirino di Sudd Cobas: “Euroingro – ancora Luca Toscano – deve decidere se continuare a essere il centro di smistamento più grande d’Europa o dare spazio a chi opera attraverso il lavoro nero e lo sfruttamento. Ricordiamo che questo ingrosso è stato inaugurato alla presenza delle istituzioni cittadine”. La protesta del sindacato andrà avanti fino alla firma di contratti regolari: “Vogliamo turni di otto ore e non di dodici, su cinque giorni e non su sette a settimana – dice Arturo Gambassi – continueremo a stare qui, davanti a questi cancelli. Oggi siamo venti, domani saremo cento se serve”.


Ci sono anche i lavoratori sfruttati dentro Euroingro: “Lavoro qui da due anni – dice un pachistano – dodici ore tutti i giorni, paga bassa, e una volta sono stato chiuso in un magazzino per mezza giornata perché c’erano i controlli della polizia”. E mentre parla e spiega in un italiano stentato ma comprensibile, mostra il telefonino con una chat in inglese: è lo scambio tra lui e il titolare cinese proprio il giorno in cui è stato chiuso ore e ore per non essere visto da chi stava effettuando i controlli. “Posso uscire”? “No, c’è la polizia”. “Quanto devo stare qui ancora, non ho da mangiare. Posso mangiare”? “No”.
“Non è possibile che vestiti venduti a due-tre euro al pezzo siano un problema degli operai – la voce di Sudd Cobas – capi di abbigliamento venduti a una miseria grazie allo sfruttamento delle persone. Noi non tolleriamo più questa situazione, siamo stanchi. I lavoratori sono stanchi. Ci sono troppe zone grigie in questa città: dove si vuole andare? dove si vuole arrivare? quanto deve durare ancora tutto questo? cosa deve succedere per adottare finalmente soluzioni definitive”?
La replica delle quattro ditte cinesi oggetto della vertenza di Sudd Cobas è arrivata a stretto giro di posta tramite un legale incaricato di seguire la vicenda. Nel caso di un lavoratore, viene spiegato che si tratta di un richiedente asilo che, al momento dell’assunzione, avrebbe mostrato un biglietto aereo per Lisbona dicendo che sarebbe dovuto andare lì per prendere la patente. L’imprenditore ha collegato tale biglietto aereo all’esistenza di un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità portoghese e ha spiegato che non poteva procedere alla sottoscrizione di un contratto. Per un altro lavoratore, impiegato in un’altra ditta, l’accordo sarebbe saltato – viene spiegatoancora – per  l’insistenza del sindacato ad un inquadramento di quarto livello e non di quinto come proposto trattandosi di operaio non qualificato. Altre due aziende, infine, avrebbero proposto contratti a tempo indeterminato a 4 ore al giorno che sarebbero stati rifiutati.
Per quanto riguarda il sit-in, viene ribadito che “non si affatto è trattato di una iniziativa pacifica dal momento che, a fronte di quattro vertenze, è stato bloccato l’ingresso di merci e persone di un intero comparto composto da circa quaranta ditte”.

LE REAZIONI Tante le reazioni alla vicenda da parte del mondo politico. Dal fronte della maggioranza la deputata di Fratelli d’Italia, e consigliera regionale, Chiara La Porta dice: ““Quanto accaduto stamani al Macrolotto di Prato, con l’aggressione ad agenti della Digos, di cui due purtroppo finiti in ospedale, per mano di un gruppo di persone di origine cinese, è stato un vergognoso attacco allo Stato, messo in atto da chi ha in spregio le leggi italiane e le istituzioni. La violenza non può e non deve più essere tollerata – prosegue -. Una violenza che purtroppo non è nuova nel territorio pratese, in cui c’è chi, evidentemente, presume di essere uno Stato nello Stato, andando oltre la legalità e infrangendo, sistematicamente, le regole. Una violenza che questa mattina ha superato ogni limite. Ciò che è avvenuto è la conseguenza di un passato caratterizzato dal voltarsi dall’altra parte, che non può più essere essere permesso; anche dal Consiglio regionale, continuerò a lavorare con costanza affinché a Prato la criminalità diffusa ed episodi violenti come quello avvenuto oggi, siano solo un ricordo. Ai due poliziotti costretti alle cure ospedaliere, solo per aver svolto il loro lavoro, la mia massima solidarietà”. L’altra parlamentare di maggioranza, Erica Mazzetti di Forza Italia afferma: “Solidarietà agli agenti della Digos feriti mentre facevano il loro dovere. La nostra città, che affronta anni difficili, deve tornare a essere sicura e serena. Non ci possono più essere coni d’ombra, sacche di illegalità o, peggio, organizzazioni che ricorrono alla violenza. C’è bisogno di un impegno maggiore da parte di tutte le istituzioni e dei poteri dello Stato”. “Nessuno spazio in città per chi pensa di usare la violenza come strumento di risoluzione delle relazioni industriali – dice il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Matteo Mazzanti – . È vergognoso quanto accaduto, tra i lavoratori aggrediti, perché anche loro sono lavoratori e stavano prestando servizio, anche dei poliziotti. Auguri di pronta guarigione alle vittime di questa vile aggressione”. “Gli episodi avvenuti all’Euroingro segnano un punto di non ritorno – dice Claudiu Stanasel della Lega -: prima l’assalto violento al presidio dei Sudd Cobas, con feriti tra manifestanti e poliziotti, poi la mobilitazione su WeChat per coinvolgere il Consolato cinese e fare pressione sulle istituzioni italiane. Questo non è normale dissenso: è un tentativo organizzato di influenzare l’ordine pubblico attraverso canali esterni allo Stato. Siamo di fronte a fatti gravissimi: l’aggressione dimostra un totale disprezzo per le istituzioni e la presunzione di poter intervenire nelle dinamiche locali tramite reti interne o appoggi stranieri è incompatibile con le regole del nostro Paese. A chi pensa di trasformare Prato in una zona franca ricordo che questa è l’Italia, non un protettorato straniero. Nessuno può intimidire le istituzioni italiane né usare piattaforme importate per condizionare scelte politiche e di ordine pubblico. Questi comportamenti mettono a rischio la convivenza civile e non saranno tollerati. Dai messaggi scambiati su WeChat emerge un elemento ancora più sconcertante: non compare una sola parola sui problemi reali che da anni affliggono il distretto: illegalità, sfruttamento, capannoni-dormitorio, lavoro nero, condizioni di schiavismo moderno. Nessun richiamo alle inchieste, alle morti sul lavoro, ai turni disumani. L’unica preoccupazione è la difesa degli introiti economici, non il rispetto delle leggi italiane”.
Dal centrosinistra interviene il deputato del Pd Marco Furfaro, che nel pomeriggio ha fatto visita al presidio dei Sudd Cobas insieme al segretario provinciale Marco Biagioni: “I fatti avvenuti al Macrolotto 1 sono inaccettabili. Esprimo solidarietà ai lavoratori colpiti e alle forze dell’ordine ferite mentre cercavano di evitare il peggio – dice Furfaro -. La città non può dividersi: serve un fronte comune contro sfruttamento, illegalità e violenza. Regole rispettate e lavoro dignitoso devono valere per tutti. Alla politica chiedo meno autoreferenzialità e più capacità di affrontare il nodo vero – aggiunge in una nota -: condizioni che alimentano tensioni e rendono fragili la convivenza e la legalità. Prato ha bisogno di un’alleanza ampia, istituzioni, sindacati, imprese e cittadini, per ripristinare fiducia e sicurezza. Sono pronto a fare la mia parte”. “Attaccare i lavoratori in sciopero significa attaccare la Costituzione – afferma invece Marco Biagioni – . Ma l’aggressione di oggi non è un evento isolato. È la manifestazione più estrema di un modello che vive sulla ricattabilità delle persone e sulla violazione sistematica dei diritti. La violenza serve a mantenere lo sfruttamento nell’ombra. Prato non può permetterlo. Respingiamo con forza la narrazione su base etnica che alcune forze politiche stanno cavalcando in queste ore: è una mistificazione che sposta l’attenzione dalle responsabilità reali. Prato non vive un conflitto ‘importato’, non esistono distretti paralleli. Le aziende sono italiane, anche quando i titolari hanno passaporto cinese. La struttura del profitto è intrecciata con il Made in Italy, con le grandi firme e con i marchi che prosperano sull’opacità delle subforniture. Quando si trasforma una questione di potere, di ricatto e di classe in una questione di nazionalità, non si difende la legalità ma lo status quo, e nel peggior modo possibile”. Anche il presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai esprime la propria solidarietà alla Questura di Prato, ai poliziotti della Digos e ai sindacalisti dei Sudd Cobas dopo la violenta aggressione subita questa mattina: “Si tratta di fatti molto gravi che non possono essere in alcun modo accettati nel nostro distretto produttivo e condanno con forza ogni forma di illegalità – dice -. Ho già chiamato personalmente gli agenti della Digos rimasti coinvolti nell’aggressione ed esprimo loro pubblicamente la mia solidarietà per il costante lavoro a tutela della sicurezza pubblica e a difesa del diritto, costituzionalmente riconosciuto, di ciascuno di manifestare pacificamente il proprio pensiero, nonché di chiedere il riconoscimento dei propri diritti. Rinnovo anche la mia solidarietà al sindacato Sudd Cobas e ai lavoratori impegnati in una protesta pacifica. Ringrazio la Questura di Prato per il costante impegno e la collaborazione a difesa della legalità”. (nadia tarantino)

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