E’ salito a dodici il numero di donne che hanno denunciato di essere state vittime di abusi da parte di una guardia giurata di 54 anni che, nello studio medico gestito dalla moglie, effettuava prestazioni sanitarie, in particolare idrocolonterapia, pur non avendo nessuna qualifica per farlo. L’uomo, lo scorso dicembre, fu arrestato e messo ai domiciliari, su disposizione del gip che aveva accolto la richiesta della procura. E adesso è proprio la stessa procura a dare conto delle novità nell’inchiesta, annunciando di aver predisposto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Sotto accusa, oltre alla guardia giurata, accusata di violenza sessuale ed esercizio abusivo della professione medica, anche la moglie, lei sì medico endoscopista, ma che deve rispondere dell’accusa di esercizio abusivo dell’attività medica per aver consentito al marito di compiere pratiche della idrocolonterapia – lavaggio del colon con apparecchio dedicato – nello studio medico di via del Castagno da lei gestito senza che l’uomo avesse le necessarie competenze.
Le indagini, portate avanti dai poliziotti della Squadra Mobile, hanno consentito di raccogliere inizialmente le testimonianze di tre donne, poi cresciute nel tempo fino ad arrivare alle dodici contenute nell’avviso di conclusione indagini. La loro età è compresa tra i 30 e i 59 anni.
Secondo quanto riferito dal procuratore Luca Tescaroli, le pratiche invasive erano state pubblicizzate dalla titolare dello studio sui social network, come una pratica medica, che comporta rischi di perforazione del colon, utilizzata per ripulire dalle scorie il colon per dare beneficio a pazienti con patologie gastrointestinali. Questa procedura diagnostica, per la procura, è di stretta pertinenza sanitaria, “la cui titolarità è attribuibile alla figura medica, per quanto concerne la fase prescrittiva e interpretativa, e al personale sanitario qualificato (infermiere o tecnico di laboratorio) per ciò che attiene alla mera fase esecutiva. La procura rinnova l’invito a denunciare ad altre potenziali pazienti che possano aver subito abusi sessuali o comportamenti prevaricatori di questa tipologia.
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