E’ tornato in Cina per assistere la madre nell’ultima fase della malattia e poi è rimasto bloccato a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza Covid. Tra la partenza e il rientro sono passati quasi due anni e mezzo: decisamente troppo per ottenere dalla questura di Firenze il rinnovo del permesso di soggiorno che impone al cittadino straniero, titolare in questo caso di un permesso per motivi di lavoro, di non assentarsi dall’Italia per più di dodici mesi. Un automatismo che è stato letteralmente smontato dall’avvocato Paolo Tresca che ha assistito il cinese, residente a Prato da oltre venti anni, nel ricorso al Tar. Ricorso presentato e vinto a manica larga: “E’ pacifico – si legge nella sentenza della seconda sezione del tribunale amministrativo toscano – che il cittadino si sia assentato per un periodo superano ad un anno, ma è altrettanto evidente che le ragioni che hanno determinato tale lontananza possano agevolmente ricondursi ai gravi e comprovati motivi di salute nonché della morte della madre e dalla misure restrittive dovute alla pandemia, evento sanitario imprevedibile nei suoi sviluppi e conseguenze sulla liberà di movimento, in grado di integrare una causa di forza maggiore”.
L’uomo era partito da Prato il 17 gennaio 2020, poche settimane prima dell’esplosione del Covid e qualche mese dopo aver presentato (settembre 2019) la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Al rientro l’uomo è corso in questura a spiegare il perché della lunga assenza ma non c’è stato niente da fare: periodo troppo lungo, ben oltre i 12 mesi previsti, niente rinnovo. L’avvocato Tresca ha messo in moto tutto l’iter fino alla discussione della vicenda al Tar che gli ha dato ragione revocando il diniego della questura: un conto è stare fuori dall’Italia senza essere poi in grado di dimostrare i motivi di forza maggiore che hanno determinato l’assenza, un conto è ritrovarsi in una situazione in cui non è possibile, anche volendo, rispettare la norma.
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