Utilizzava il ricettario del Servizio sanitario nazionale per prescrivere farmaci ai pazienti che, in qualità di cardiologo, riceveva privatamente. Una valanga di ‘ricette rosse’ al posto di quelle ‘bianche’. Una pratica durata tre anni, dal 2012 al 2015, per la quale ora il professionista deve pagare il conto alla Asl Toscana centro, di cui era medico convenzionato seppure cardiologo con una sua attività privata in alcuni ambulatori sparsi tra la provincia di Firenze, Prato e il Chianti. Il conto è salatissimo: 60.500 euro. Ha deciso così la Prima sezione centrale di Appello della Corte dei conti che, a due anni di distanza dal primo grado, ha confermato la sentenza che già lo condannava a rifondere l’azienda sanitaria. Risale al 2017, invece, la sentenza di patteggiamento a due anni di reclusione pronunciata dal tribunale di Firenze.
A mettere in moto il procedimento contabile fu proprio la Asl Toscana centro che, venuta a conoscenza di un fascicolo penale a carico del medico, trasmise gli atti alla procura della Corte dei conti.
A far scoppiare il caso fu la denuncia di una paziente che, pur intestataria di una ricetta rossa rilasciata dal cardiologo, non risultava inserita nell’elenco delle persone a lui assegnate. Le indagini dei carabinieri del Nas portarono a galla un sistema di farmaci prescritti su ricetta rossa anche quando il medico avrebbe dovuto usare esclusivamente il ricettario bianco.
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