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Ricatto contro Cocci, inquirenti ancora al lavoro. Fissati gli interrogatori di Belgiorno e Poggianti, indagati per revenge porn e diffamazione


Le perquisizioni chieste dalla procura e ordinate dal giudice delle indagini preliminari sono andate avanti fino a tarda sera. Altri accertamenti sono in corso e riguardano anche il materiale sequestrato


Nadia Tarantino


Sono andate avanti fino a tarda sera ieri, mercoledì 10 settembre, le perquisizioni a carico di Claudio Belgiorno e Andrea Poggianti, i due politici finiti sul registro delle notizie di reato della procura di Prato per la vicenda dei ricatti a Tommaso Cocci, fino a poche ore fa candidato di punta di Fratelli d’Italia alle elezioni regionali di ottobre. Digos e guardia di finanza hanno passato al setaccio abitazioni, auto, uffici e ogni luogo nella totale o parziale disponibilità sia di Belgiorno che di Poggianti. Perquisizioni lunghe, chieste dal procuratore Luca Tescaroli e autorizzate dal giudice delle indagini preliminari. Le ipotesi di accusa sono revenge porn e diffamazione. Accuse pesanti che, è chiaro, dovranno trovare conferma ma che sembrerebbero ancorate a numerosi elementi e ad altrettante testimonianze che avvalorerebbero i sospetti riportati da Tommaso Cocci agli investigatori fin dal primo momento. L’ex capogruppo di FdI nel Consiglio comunale di Prato avrebbe riferito circostanze che hanno portato alla svolta nell’inchiesta sulle lettere anonime con tanto di foto intime arrivate a vari esponenti del partito anche a livelli alti, ad almeno un sindaco dell’area pratese e ad altre persone molto note in città e vicine a Cocci e agli ambienti che frequenta. Una manovra – secondo la vittima – tesa a gettare fango sulla sua persona e a frenare la sua corsa elettorale. Nelle lettere riferimenti espliciti sulla vita privata di Cocci, sul suo ruolo nella massoneria (perquisita nei giorni scorsi la loggia Sagittario, la stessa di Riccardo Matteini Bresci, l’imprenditore tessile oggi agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione che ha travolto Ilaria Bugetti, sindaca di Prato dimissionaria), sui rapporti con la comunità cinese nella sua veste di avvocato. Un mix di rivelazioni che alla fine è deflagrato.
Belgiorno, nome di spicco di Fratelli d’Italia e anche lui (ex) candidato al Consiglio regionale, assistito dall’avvocato Ugo Fanti, e Poggianti, avvocato come Cocci, attuale vicepresidente del Consiglio comunale di Empoli con un trascorso nel partito di Meloni che ha lasciato lo scorso anno alla vigilia delle amministrative, saranno interrogati nei prossimi giorni.
Gli investigatori, nelle ultime settimane (le prime denunce risalgono a svariati mesi fa), hanno convocato diverse persone informate sui fatti: non solo alcune tra quelle che hanno ricevuto la posta anonima, ma anche altre che sarebbero venute a conoscenza di ‘chiacchiericci piccanti’ su Cocci o che, addirittura, avrebbero visto una delle sue foto osé. Quest’ultimo particolare è stato riferito agli inquirenti da una ex consigliera del Pd che ha raccontato che a mostrarle la foto sarebbe stato Belgiorno. E in più: insieme ad altri due ex colleghi di opposizione – Stanasel della Lega e Risaliti della lista civica di centrodestra – Belgiorno deposita una mozione che chiede test antidroga (su base volontaria) per sindaco, assessore e consiglieri comunali. Mozione mai discussa ma tra gli inquirenti la domanda resta: perché? per quale motivo tale richiesta? si intendeva colpire qualcuno?
Quanto a Poggianti, a suo carico ci sarebbero, tra le altre cose, una chat a due, intercorsa tra lui e Cocci, il cui contenuto, a stralci, sarebbe stato riportato nelle lettere anonime. Lettere fabbricate da chi conosce bene l’ex capogruppo di Fdi, da chi è informato sulle sue frequentazioni, sul suo privato, sui suoi interessi: questo è un punto fermo dell’inchiesta. Si tratta di capire se la mano o le mani che hanno prodotto le missive sono le stesse che hanno reso pubblica la vicenda facendola arrivare alla stampa. E si tratta anche di capire se i ricatti a Cocci (“Dimettiti o ti distruggiamo”, chiaro riferimento personale di stampo politico) abbiano ad un certo punto incontrato interessi di altro tipo e cioè – è una ipotesi – addensare nebbia sul partito una volta ottenuta la disponibilità dello scottante materiale. Insomma: tutta farina dello stesso sacco o mire diverse che si sono saldate?
Tommaso Cocci, assistito dall’avvocato Olivia Nati, avrebbe fatto ammissioni alla procura circa il contenuto delle lettere anonime respingendo però tutte le accuse che sono fonte di reato e, soprattutto, le infamie pesantissime rispetto alle quali altre vittime – e le cronache purtroppo lo confermano – hanno portato a termine o tentato il suicidio.

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