Continuano i lanci di pacchetti, con dentro smartphone e sostanza stupefacente, che dall’esterno del muro di cinta del carcere della Dogaia vengono recapitati ai detenuti. Un’emergenza che sembra non avere fine, al punto che il procuratore Luca Tescaroli torna ad auspicare misure speciali in grado di porre fine al fenomeno.
L’ultimo episodio, scoperto dagli agenti della polizia penitenziaria, risale alla serata di sabato scorso 25 luglio, quando sono stati intercettati tre lanci di plichi costituiti da involucri di spugna avvolti da nastro adesivo trasparente. I tre pacchetti erano stati gettati all’interno del muro di cinta, in prossimità dei passeggi della media sicurezza della 5quinta e della settima sezione. All’interno dei pacchi c’erano uno smartphone privo di scheda Sim, un mini smartphone, anch’esso privo di scheda Sim, e due panetti di sostanza stupefacente del tipo hashish, per un quantitativo complessivo di circa 190 grammi.

La scoperta dei pacchi segue quella del 18 luglio quando furono intercettati cinque telefoni cellulari, introdotti con un drone al quale era legata una lenza di circa venti metri che ha provveduto a depositare il plico all’interno del carcere.
“La collaborazione dei detenuti continua a rivelarsi fruttuosa e si auspica possa incrementarsi – spiega il procuratore Tescaroli -. Sarebbe auspicabile un appropriato intervento di schermatura sul carcere, la fornitura di disturbatori di frequenza alla struttura pratese, l’intensificarsi dei controlli, la collocazione di un intercettatore di droni funzionante e l’istallazione di telecamere che consentano di coprire la visuale su tutto il carcere”.
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