A cinque anni dall’incidente sul lavoro che costò la vita a un operaio e a due dall’assoluzione pronunciata al termine del processo con rito abbreviato davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, i proprietari del capannone nel quale si verificò il fatto sono stati condannati dalla Corte d’appello di Firenze. I proprietari, nella qualità di committenti dell’intervento, erano chiamati a rispondere dell’omessa acquisizione del Piano operativo di sicurezza della società appaltatrice, della mancata verifica delle misure di prevenzione e protezione e delle misure generali di sicurezza adottate dall’appaltatore. Per loro, i giudici di secondo grado hanno stabilito una pena a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento dei danni alle parti civili (tredici quelle costituite, assistite dagli avvocati Federico Febbo e Costanza Malerba). L’infortunio mortale si verificò il 22 giugno 2020: la vittima, Koltraka Imer, precipitò da sei metri mentre stava lavorando sul tetto di un fabbricato, in via Goito; il cedimento del lucernario non lasciò scampo all’uomo. Il titolare della vittima patteggiò, mentre i committenti furono assolti. Ieri, giovedì 18 dicembre, la sentenza di assoluzione è stata cancellata.
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