Le indagini sull’omicidio di Vladimir Lleshi, l’albanese di 37 anni ucciso la sera di giovedì 8 maggio ai giardini di via Corridoni, sono ad un punto di svolta. La procura ha deciso di conferire ad una biologa dell’ospedale fiorentino di Careggi l’incarico per rilevare tracce di dna sui reperti sequestrati dagli investigatori. Un passaggio importante: il dna sarà poi comparato con quello dei due indagati per omicidio, il 17enne rinchiuso in carcere (avvocato Tesi) e il 19enne a piede libero (avvocato Roviello). Attesa, soprattutto, per l’esito dell’esame sul cacciavite, ritrovato poco distante dai giardini, usato per colpire la vittima all’addome. Una lite tra albanesi quella culminata nell’omicidio. Un confronto tra due parti opposte per questioni legate al corteggiamento di una ragazza. A darsi appuntamento ai giardini erano stati i due indagati e il nipote della vittima. Quando i toni si sono fatti accesi, proprio il nipote avrebbe chiesto aiuto allo zio. Poi il tragico epilogo. I due indagati erano stati fermati la sera stessa dell’omicidio dalla polizia e rilasciati poche ore dopo. Mercoledì il nuovo provvedimento di fermo per il diciassettenne, attualmente rinchiuso nella struttura di prima accoglienza di Firenze. Entrambi i giovani sono arrivati in Italia qualche anno fa, tutti e due soli e per questo sistemati in centri per minori non accompagnati. La vittima, invece, era conosciuta alle autorità per i suoi precedenti e perché latitante dopo l’evasione dagli arresti domiciliari dove era stato messo per una serie di rapine. Proprio il giorno dell’omicidio, la corte d’Appello di Firenze aveva confermato la condanna a 8 anni di reclusione pronunciata dal tribunale di Pistoia. Il fratello ha nominato l’avvocato Dottore Giachino per farsi assistere nel procedimento in qualità di parte offesa.
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