Ergastolo. Ergastolo e 18 mesi di isolamento diurno per Vasile Frumuzache, reo confesso degli omicidi di due escort. È la richiesta avanzata alla Corte d’Assise dai pm Luca Tescaroli e Leonardo Del Gaudio per la guardia giurata rumena di 34 anni che ha ucciso le connazionali Ana Maria Andrei, 27 anni, e Maria Denisa Paun, 30. Frumuzache, presente in aula, ha ascoltato senza evidenti reazioni. Anche il difensore, Diego Capano, ha chiesto la condanna ma non all’ergastolo bensì quella ridotta del rito abbreviato per effetto dell’esclusione delle aggravanti: futili motivi per l’omicidio Andrei e premeditazione per l’omicidio Paun. E proprio sulla sostenibilità delle aggravanti che hanno sbarrato la strada al rito alternativo, accusa e difesa si sono a lungo concentrate con l’obiettivo di convincere i giudici. Sta qui, infatti, la differenza tra una condanna inevitabilmente pesante e l’ergastolo. In aula anche la mamma di Maria Denisa Paun: fazzoletto stretto tra le mani per asciugare il pianto scatenato dalla descrizione della morte della figlia, prima strangolata, poi decapitata e la testa data alle fiamme, infine nascosta nei boschi di Montecatini, non distante dall’altro cadavere occultato l’anno prima, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.
“Assassini efferati – ha esordito il pm Tescaroli – di speciale gravità, di quelli che turbano le coscienze degli uomini e delle donne, in un contesto di abbandono dei valori del comune vivere civile, in un contesto nel quale chi ha commesso i fatti è stato governato dagli istinti primordiali della violenza”.
Dibattimento aperto e chiuso in appena cinque mesi (prima udienza il 15 gennaio, ultima oggi, sentenza a metà giugno): “Caso unico nel suo genere”, il commento del procuratore Tescaroli che ha coordinato le indagini sulla morte di Maria Denisa Paun in prima persona.

Maria Denisa fu uccisa nella stanza 101 del residence Ferrucci, in via Ferrucci a Prato, nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025: strangolata, chiusa in uno dei suoi bagagli, portata nella casa di Frumuzache a Monsummano Terme, decapitata, la testa distrutta dal fuoco, i resti nascosti nella zona delle Panteraie, alla periferia di Montecatini. “Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, i tabulati telefonici, il gps della vettura usata per arrivare a Prato: elementi che ci hanno consentito di individuare Frumuzache – ha detto il procuratore – abbiamo messo in fila tutto e ci siamo trovati davanti ad un uomo che ha confessato, ma non si è trattato di confessioni spontanee bensì indotte: ha parlato in base a contestazioni specifiche, pesanti come macigni. Una scelta di convenienza insomma”.
Quando gli inquirenti convocarono la guardia giurata la seconda volta, il 5 giugno, avevano già trovato nel garage della sua casa la macchina che era in uso all’altra escort, Ana Maria Andrei, e avevano già appurato che la sim utilizzata la sera dell’omicidio di Maria Denisa era la stessa che Ana Maria aveva usato fino alla sua scomparsa, fino cioè alla fine di luglio 2024.
L’avvocato Capano, nella sua lunga arringa, ha ribadito a più riprese: “Senza la confessione piena resa da Frumuzache, oggi saremmo qui a discutere di Ana Maria ma non sappiamo se saremmo riusciti a superare ogni ragionevole dubbio. Nessuna convenienza, solo un atteggiamento collaborativo, preciso, concordante”.

Per l’accusa la guardia giurata era mossa da un solo un obiettivo: impossessarsi dei soldi delle escort. Il movente degli omicidi sarebbe questo. Duecento euro sottratti in occasione del primo delitto, circa duemila nel secondo. Tesi respinta dalla difesa che ha ripercorso l’interrogatorio in aula di Frumuzache; l’imputato spiegò di aver accoltellato Ana Maria in seguito al rifiuto di un rapporto sessuale con lui perché rumeno, nonostante la prestazione fosse stata pattuita e già si trovassero insieme in un luogo appartato a Montecatini, e spiegò di aver strangolato Maria Denisa per sottrarsi al ricatto del pagamento di 10mila euro per essere certo che la moglie mai avrebbe saputo di quell’incontro.
Per il pm Del Gaudio, l’assassinio di Ana Maria Andrei integra l’aggravante dei ‘futili motivi’, mentre per il collega Tescaroli, nel caso di Maria Denisa Paun, si può parlare di ‘premeditazione’. “Già l’8 maggio – ha detto nella sua requisitoria il procuratore di Prato – Frumuzache aveva cominciato una serie di ricerche sui siti di incontri e aveva puntato la sua attenzione su Alexandra, come si faceva chiamare la donna, e altre ricerche sono state fatte fino al 16 maggio relativamente a recensioni sulla escort. Hanno parlato i suoi telefonini ma anche il gps installato sulla sua auto: nei giorni immediatamente precedenti all’incontro al residence, Frumuzache è venuto a Prato e precisamente in quella zona almeno due volte per verificare il luogo, le telecamere, dove parcheggiare. E l’appuntamento con la donna lo prende in un giorno in cui la moglie è fuori per lavoro e in un orario in cui i figli piccoli dormono”. Ricostruzione contestata dall’avvocato della difesa: “Siamo di fronte ad una rudimentalità di condotte – ha detto – non si parla di un criminale, di un uomo avvezzo al crimine, di un serial killer. Chi è quell’assassino che pianifica un omicidio usando un’auto provvista di gps, passando a volto scoperto sotto le telecamere, portandosi dietro telefonini attivi e usandoli anche: come si può premeditare un omicidio senza schermarsi minimamente”?

E mentre Frumuzache è stato descritto dall’accusa come “una persone dotata di ingegno, che si sa gestire, lucida e capace”, l’avvocato Capano, richiamando anche la consulenza psichiatrica disposta dalla procura nel corso delle indagini preliminari, ha riferito di “un soggetto problematico, con una frattura nelle linearità dei comportamenti socialmente accettati, con una instabilità interiore e non capace di relazionarsi serenamente con le persone: “Frumuzache – ha detto – è figlio di ciò che ha vissuto, del travaglio delle violenze patite, delle violenze del padre sulla madre a cui ha assistito, degli abbandoni ripetuti. Un uomo che si dispiace per quello che ha fatto, che riconosce l’assoluta gravità delle sue azioni e che in questa aula è venuto a dirci che in cuor suo sperava di essere arrestato e di pagare per il male fatto”.
Una descrizione lontana dalle tesi dell’accusa e delle parti civili che hanno chiesto la condanna, il riconoscimento delle aggravanti e il pagamento di provvisionali come acconto sui risarcimenti da definire in sede civile.
Sentenza il 18 giugno. (nadia tarantino)
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