Ci sono luoghi segnati da morti violente, imbrattati dal sangue, marchiati dalle tragedie. Luoghi dove il dramma ha fatto il bis per una dannata coincidenza o chissà per cosa altro. Luoghi dove il dolore è entrato una volta e poi ha fatto ritorno. E’ successo recentemente al Residence Ferrucci, la struttura che occupa due piani in un palazzo di uffici nell’omonima via: scompare da qui, lo scorso maggio, Maria Denisa Paun Adas, escort romena di 30 anni, residente a Roma ma spesso in viaggio per lavoro. La madre e i carabinieri, coordinati dalla procura, la cercano ovunque fino al 4 giugno quando il suo cadavere decapitato viene trovato nei boschi di Montecatini. Il suo assassino, il connazionale Vasile Frumuzache, reo confesso, racconta di averla uccisa nella camera del residence al primo piano, di averle tagliato la testa, di aver messo il corpo in una valigia ed essersene disfatto nello stesso posto nel quale, un anno prima, aveva buttato quello di un’altra escort, romena anche lei. Da quel fatto sono passate poche settimane quando il residence torna nuovamente al centro della cronaca: al primo piano, in una stanza accanto a quella dove Maria Denisa ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita, viene trovato morto con uno squarcio allo gola Maurizio Drovandi, bancario pratese di 51 anni, e ferito il compagno, residente a Roma come Maria Denisa; l’uomo, soccorso con ferite al collo, racconta alla polizia del proposito di suicidio di coppia a causa dei debiti che non riuscivano a fronteggiare.
Serve tornare indietro di anni per trovare repliche di cronaca nello stesso posto. In un appartamento di una palazzina in via Firenze, nel tratto che prende il nome dallo storico bar Las Vegas, il 6 maggio 2011 si consuma una tragedia familiare: un operaio di 37 anni, Giuseppe Milazzo, uccide a coltellate la moglie, Desiré Zumia, commessa di 34, e dopo con la stessa arma si suicida. E’ – ricostruiscono poi gli investigatori – l’epilogo di un matrimonio fatto di liti e gelosia. Ad aprire la porta di casa ai carabinieri è la figlia della coppia, una bambina di 4 anni che non ha visto niente. La scena è terribile e ai soccorritori tocca anche il tristissimo compito di dare la notizia alla figlia della donna, una ragazza di 15 anni, che negli attimi della tragedia è a scuola. La palazzina di via Firenze è nuova, ricostruita di sana pianta dopo l’esplosione di tredici anni prima. La notte del primo settembre 1998, l’edificio salta in aria e fa due morti: Domenico Iannetta, l’uomo che aveva appiccato il fuoco alla ‘Latteria Rosa’ al piano terra, e Roberto Bonaiuti, condomino che dorme al piano sopra. Non doveva andare così nei piani dell’ideatore e dell’esecutore materiale: l’incendio doveva solo danneggiare la latteria in modo da recuperare i soldi dell’assicurazione e risolvere i problemi economici. Il titolare del negozio, Raffael Persechino, finisce a processo con un complice: il primo condannato a 18 anni, il secondo a 12.
Da via Firenze a via Ariosto. Il 26 luglio 2011, in un appartamento al primo piano di un palazzo di due, vengono trovati i cadaveri di una giovane pratese di 23 anni, Sara Baldi, e del fidanzato marocchino di 28, Imad Meoruane. Accanto ai corpi viene rinvenuto un coltello ma l’autopsia stabilisce che a uccidere la coppia sono stati i colpi esplosi con uno dei fucili da caccia del padre di lei. L’inchiesta viene archiviata come omicidio-suicidio: Imad spara alla fidanzata e poi punta l’arma contro se stesso. In quello stesso palazzo, qualche estate prima, il 4 luglio 2006, Laura Goti spara e uccide l’ex marito, Andrea Marini, 38 anni. La coppia stava divorziando. (nadia tarantino)
Riproduzione vietata