“Ipotizzo un giro ma probabilmente neanche completo”. E’ l’ipotesi avanzata dal consulente della difesa di Mario Cusimano, il meccanico finito sul banco degli imputati per la morte di Luana D’Orazio, mamma di 22 anni, operaia della OrditurA di Oste dove morì il 3 maggio 2021 dopo essere stata agganciata e inghiottita dall’orditoio al quale era addetta. Dunque, stando alla ricostruzione del perito industriale meccanico Giuseppe Vitale, incaricato dall’avvocato Melissa Stefanacci di elaborare, studiare, valutare il dossier fotografico e il fascicolo con le relazioni degli altri consulenti (quando fu fatto l’esame peritale sull’orditoio, Vitale non era ancora stato nominato), il corpo di Luana D’Orazio non fece tra i quattro e i sei giri dentro l’orditoio ma uno e forse nemmeno per intero. Non solo: secondo Vitale, nel momento dell’infortunio, il macchinario era in condizione tartaruga e non lepre, viaggiava cioè piano in modalità manuale e non a tutta velocità in modalità automatica. Una versione che contrasta nettamente con quella dell’ingegnere Carlo Gini, consulente del pubblico ministero.
Vitale è comparso davanti al tribunale di Prato dove è in corso – ormai alle battute finali – il processo al tecnico manutentore accusato di avere eliminato le protezioni di sicurezza installate sull’orditoio al quale lavorava Luana D’Orazio. Ha parlato, ha risposto alle domande, ha chiarito alcuni passaggi della sua corposa consulenza e ha spiegato che la manomissione elettrica rilevata sul macchinario – nello specifico la costruzione di un ponticello utile a mettere fuori uso i dispositivi di protezione – è un’operazione banale rispetto alla quale è solo fondamentale saper leggere il quadro elettrico. Domanda del pm: “Non è un intervento particolarmente complicato”? Risposta: “No, serve un cacciavite per mettere due fili all’interno del morsetto se si sa quale morsetto”. E in un altro passaggio: “E’ un ponticello elettrico, non abbiamo bisogno del reparto meccanico, sono cose che può fare un qualsiasi elettricista”.
Cusimano, già interrogato in aula, ha negato di avere competenze in ambito elettrico ma di essersi limitato a manutenzioni di tipo meccanico sull’orditoio, intervenendo su chiamata dei titolari dell’orditura quando ce n’era bisogno. Ma sotto i riflettori sono finiti anche alcuni oggetti trovati nella sua disponibilità, sia dentro il furgone usato per lavoro che dentro l’officina. In particolare, l’attenzione è finita su dei termorestringenti che poco avrebbero a che fare con interventi meccanici e molto con interventi elettrici: “A mio avviso – ha spiegato Vitale – nella realtà dei fatti dire, come è stato detto, che si usano solo per equipaggiamento elettrico è un po’ sbagliato perché comunque sono oggetti che si trovano facilmente in commercio e vengono venduti per molteplici utilizzi, non solo per la parte elettrica”. Un punto focale, questo, nell’economia di un processo che punta ad addossare su Cusimano la responsabilità delle manomissioni sull’orditoio.
L’imputato non ha perso occasione per dirsi completamente estraneo alle alterazioni riscontrate sul macchinario che si è portato via Luana D’Orazio. Anche lui, come i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, i titolari dell’orditura condannati con il patteggiamento rispettivamente a 2 anni e a un anno e 6 mesi (pena sospesa), deve rispondere di omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. (nt)
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