Non solo il bombardamento di telefonate e di messaggi, non solo la continua richiesta di incontri, non solo l’imposizione di rapporti sessuali ma anche le minacce di morte che, in una occasione, sono state rivolte impugnando una pistola. Un incubo durato tre anni, fino a maggio 2025 quando la vittima, una donna albanese di 43 anni residente a Prato, ha trovato il coraggio di denunciare l’ex amante, un connazionale di 44 anni, anche lui residente in città. L’uomo, accusato di stalking, difeso dagli avvocati Duccio Martellini e Rita Vargiu, è stato condannato con rito abbreviato a due anni e 26 giorni di reclusione. Il giudice delle udienze preliminari, Francesca del Vecchio, ha anche riconosciuto un risarcimento di seimila euro alla ex, costituita parte civile, assistita dall’avvocato Alessandra Artese.
La vicenda ha inizio ad aprile 2022 quando l’uomo cerca in tutti i modi di convincere la ex a riallacciare la loro relazione extraconiugale minacciando di raccontare tutto al marito e minacciando anche di fare del male ai figli. Il 44enne riesce a incontrare la donna e la costringe a rapporti sessuali. Ma la persecuzione continua nel tempo e aumenta la portata delle azioni: a settembre 2024, l’ex, convinto che la donna nel frattempo abbia stretto un’altra relazione, la spinge a un nuovo incontro e la minaccia con una pistola puntata alla tempia: “Muori te e io”.
E’ metà del 2025 quando la vittima, caduta in un grave stato di ansia e impaurita anche per le sorti dei suoi figli, chiede aiuto ai carabinieri. Ora la condanna.
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