La guerra delle grucce è solo sopita, non finita. Il fatto che da tempo non si verifichino attentati incendiari, aggressioni, pestaggi e tentati omicidi non significa che sia stata raggiunta la pace tra i due gruppi criminali cinesi contrapposti. Ne è convinta la Fondazione Caponnetto, autorevole osservatorio impegnato da più di vent’anni nello studio, nell’analisi, nella lettura e traduzione di tutti fenomeni di mafia e relative infiltrazioni. “Prato ci preoccupa tantissimo – dice il presidente della Fondazione, Salvatore Calleri – è un territorio molto difficile, una zona particolarmente critica e anzi la più critica della Toscana. Sono aperte molte indagini grazie all’eccellente lavoro dell’altrettanto eccellente procuratore Luca Tescaroli, un forte attivismo che ci dice che a Prato e all’Osmannoro, prima periferia di Firenze, la guerra di mafia non è ancora finita e il fatto che sia attualmente dormiente non diminuisce la nostra preoccupazione”.
Guerra delle grucce: così è stato battezzato il secondo tempo di China truck, la violentissima contesa per il controllo della logistica, del trasporto delle merci, dello spostamento di tonnellate su tonnellate di capi di abbigliamento da un angolo all’altro di mezza Europa che nel 2018 portò a decine di arresti e altrettante denunce. Una contesa con in palio una posta da capogiro: un vortice di milioni di euro, basti pensare a quanti capi di abbigliamento partono ogni giorno dai pronto moda dei Macrolotti pratesi per finire nei negozi, nei mercati, nei centri commerciali. E ogni capo parte con la sua gruccia: montagne di grucce ogni giorno, tutti i giorni. Montagne di soldi. Ecco che a voler imporsi, a voler dettare legge non era e non è solo chi gestisce il canale di spedizione ma anche chi gestisce il rifornimento delle grucce.
I (presunti) vincitori di China truck oggi non sono più tali: non si capisce se siano i (presunti) vinti ad essere tornati alla carica o se si sia consumato un processo di scissione che ha dato vita ad una seconda guerra.
“La guerra delle grucce che coinvolge Prato – dice Calleri – ci preoccupa perché è una guerra che tocca la Germania, la Francia, la Spagna e che ha fatto morti a Roma”.
A Roma, nel quartiere del Pigneto, il 14 aprile 2025 sono stati uccisi a colpi di pistola Zhang Dayong e la moglie. Lui, detto Asheng, personaggio di spicco: nome che figura tra gli imputati del processo China truck, collaboratore fidatissimo di Zhang Naizhong, il cinese arrestato con l’accusa di essere il capo del gruppo criminale in guerra per il controllo delle merci. Con Naizhong finì nei guai anche il figlio, oggi imprenditore di rilievo nel settore della logistica, tra quelli a cui a febbraio 2025, a Prato, fu recapitato uno dei pacchi bomba fatti esplodere a distanza. Altre pagine di guerra delle grucce. Pagine che parlano anche spagnolo e francese per via degli attentati incendiari a due aziende a Madrid e a Parigi riconducibili al cartello che, secondo gli investigatori, è di Naizhong.
“Una guerra non risolta, non finita – insiste il presidente della Fondazione Caponnetto – e per questo siamo attenti più che mai. Riteniamo che questa guerra di mafia debba essere al centro della campagna elettorale che si sta svolgendo a Prato per l’elezione del sindaco: è un argomento troppo importante per non essere affrontato”.
Calleri pone l’accento su un’altra faccenda: “L’ennesima banca clandestina che passa anche da Prato – dice – quella di cui abbiamo avuto notizia ieri da Venezia e da Padova e di cui è necessario parlare di più”. Infine l’accenno alle altre mafie: “Le criminalità campana, siciliana e calabrese sono sempre state attive e continuano ad operare. Accanto a queste lavorano i gruppi criminali albanesi, magrebini e nigeriani”. (nadia tarantino)
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