“Il contrasto alla criminalità organizzata cinese si presenta difficile per una serie di motivi: comunità chiusa, poco permeabile, tendente a risolvere i conflitti al suo interno, grandi difficoltà a reperire nel corso delle indagini prima e del processi dopo interpreti e traduttori affidabili”. La relazione del procuratore generale di Firenze, Ettore Squillace Greco, diffusa in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, conferma un quadro già noto: aggredire la criminalità cinese è una strada in salita e piena di ostacoli.
All’interno del capitolo che illustra le specificità della criminalità in Toscana, sono diverse le pagine che si soffermano sulla delinquenza e sulla delittuosità cinese. Prato e Firenze – come insegnano conoscenza delle dinamiche territoriali e inchieste – sono i centri nevralgici di un fenomeno con mille tentacoli: dal contrabbando allo sfruttamento del lavoro, dall’evasione fiscale al riciclaggio, dall’immigrazione clandestina al gioco d’azzardo fino a droga e prostituzione.
“La migrazione cinese – si legge nella relazione – riguarda in gran parte soggetti provenienti dalle province dello Zhejiang e del Fujian che parlano, oltre alla lingua ufficiale del mandarino, soprattutto quella dialettale del Wenzhou. Da qui i problemi relativi al reperimento di interpreti affidabili”. E, è naturale chiedersi, senza interpreti come si fa? Si fa che le indagini rallentano, che i processi si allungano, che non basta stare continuamente in campana per evitare intoppi, intralci e, peggio, interferenze. Tolto questo scoglio che è tutt’altro che marginale, c’è tutto il lavoro che punta a rintracciare l’illegalità. “Alcune tipologie di reato – ancora la relazione del procuratore generale – sono rilevabili attraverso gli ordinari controlli: sfruttamento lavorativo di immigrati clandestini in attività imprenditoriali gestite da prestanome, correlate a condizioni di pericolo in cui lavorano gli operai, sistematiche violazioni fiscali, contrabbando e reati collegati”. Ecco che qui emerge l’attività pratese: procura, polizia giudiziaria, forze dell’ordine, Asl, Ispettorato del lavoro e tutti i soggetti inseriti nella rete dei controlli che sfornano notizie di reato su notizie di reato. Un modello prettamente territoriale che fa dire al procuratore generale che “alcune iniziative assunte in particolare nel pratese, dimostrano che è possibile, almeno in parte, superare alcune difficoltà”.
Diverso, molto diverso invece se si sposta l’asse su altri terreni: “Più difficile – ancora Ettore Squillace Greco – scoprire e investigare altri tipi di reato: quelli violenti che sono commessi all’interno della comunità e che spesso sono espressione di contrasto tra bande criminali; certe tipologie di frodi fiscali organizzate in modo da eludere i controlli anche mediante repentine chiusure e riaperture di aziende con altri prestanomi; il riciclaggio e l’autoriciclaggio (anche con investimenti in criptovalute) degli ingenti profitti illeciti che derivano da tali attività criminose. Se analizzate nel loro complesso, tali attività risultano funzionali al mantenimento di una economia sommersa che è espressione di un certo modo di fare impresa estremamente redditizio”. Ogni illegalità è dunque destinata a riempire una cassaforte: “Le violazioni delle norme sulla tracciabilità – viene spiegato nella relazione – sono collegate alle illecite importazioni di materie prime; l’immigrazione illegale ed il correlato lavoro irregolare sono funzionali a contenere i costi e dunque la concorrenzialità nel settore manifatturiero; il ricorso al contante, le violazioni fiscali e contributive, l’ormai consolidato sistema delle imprese ‘apri e chiudi’ gestite da prestanomi, le banche clandestine, sono tutte espressioni di una economia parallela basata sull’illecito i cui profitti vengono riciclati con meccanismi che hanno attirato l’attenzione delle nostre mafie storiche”. Cosa significa aver attirato l’attenzione delle mafie italiane? Il procuratore generale lo spiega con poche parole, eloquenti: “Lo svilupparsi di nuove sinergie criminali a cui occorre porre particolare attenzione”.
Segnali di alleanze sono già emersi in qualche inchiesta: la più recente a Roma dove, secondo gli investigatori, mafia cinese, camorra e ‘ndrangheta si sono spartite le piazze dello spaccio preferendo gli accordi agli scontri. (nadia tarantino)
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