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Lite tra ‘soci’ per il traffico di migranti, ucciso un uomo. L’inchiesta della procura


La denuncia di scomparsa dell'uomo risale a settembre 2023. Il cadavere fu trovato in Ungheria, lungo un'autostrada. Due amici rivelarono il giro di immigrazione clandestina. Le indagini e poi la svolta con la collaborazione di un testimone che avrebbe raccolto la confessione dell'omicida


Nadia Tarantino


Denunciarono la scomparsa di un loro amico connazionale raccontando il suo coinvolgimento in un giro di immigrazione clandestina e i cattivi rapporti con un complice che, al culmine di una lite per questione di soldi, lo aveva minacciato di morte. Una storia vera per metà perché – secondo la procura di Prato – la sparizione della vittima, che sì potrebbe avere avuto a che fare con il traffico di clandestini, sarebbe stata opera di uno di loro. Oggi, a due anni e mezzo di distanza dalla denuncia, questa ricostruzione è diventa una ipotesi di reato: omicidio, perché la persona scomparsa – Ijaz Asharaf, pakistano nato nel 1996 – fu trovato morto, strangolato con un cavo elettrico; le indagini porterebbero a uno dei due che, simulando grande preoccupazione per le sorti del connazionale, si  presentò a denunciare. I due sono ricercati e per uno c’è l’accusa di omicidio. Tutti vivevano a Prato.
Il fatto. E’ il 6 settembre 2023 quando due pakistani, che la procura indica con i nomi in codice Alfa e Beta – denunciano che il loro amico, Ijaz Asharaf, non dà più notizie di sé da due giorni. I due mostrano grande timore per quella sparizione e rivelano che il connazionale, insieme ad un complice, gestiva un traffico di migranti dall’Ungheria verso Austria e Germania. I rapporti tra lo scomparso e il suo complice – stando al racconto di Alfa e Beta – non erano buoni e nell’ultimo periodo c’erano state delle liti per questioni di soldi tanto che la vittima aveva detto di voler rivendere la Mercedes, acquistata proprio per spostare i clandestini, e in questo modo recuperare le somme che reclamava. Liti con tanto di minacce di morte che i due denuncianti dicono di aver ascoltato direttamente al telefono.
Gli inquirenti iniziano le ricerche; il telefonino dello scomparso ‘parla’: l’ultimo segnale risale al 5 settembre quando viene localizzato nei pressi di Bologna. Poi il ritrovamento di un cadavere, il giorno dopo, lungo un’autostrada in Ungheria. Non ci sono dubbi: quel corpo è del pakistano scomparso da Prato .
Gli sviluppi. Passa il tempo ma l’attenzione degli inquirenti, coordinati dal procuratore Luca Tescaroli, resta alta e si cerca di capire cosa sia successo a quel pakistano, chi lo ha ucciso e perché, che cosa c’è dietro il racconto dei due amici, chi minacciava la vittima e soprattutto come era organizzato e gestito il traffico di migranti emerso nel corso della denuncia sulla sparizione.
I tabulati dei telefonini in uso ad Alfa e Beta riservano le prime sorprese: uno viene localizzato lungo uno spostamento da Prato al confine con la Slovenia e ritorno il 4, 5 e 6 settembre; il 5 il 6, in particolare, risulta che l’utenza abbia agganciato celle telefoniche in Slovenia e in Ungheria per poi rientrare in Italia e fare ritorno a Prato. L’altro, invece, effettua chiamate a ripetizione al numero della vittima e lo fa senza interruzione tra il pomeriggio del 5 settembre e la sera dell’8; telefonate di 0 secondi come se fosse stato attivato un servizio di chiamata automatica.
La svolta arriva grazie ad un testimone il cui racconto, sommato all’esito degli accertamenti sui tabulati telefonici, consegna agli investigatori un quadro più chiaro. Anche il testimone è un pakistano e a lui, uno degli indagati, chiede consiglio per un cugino che – dice – ha ucciso un amico e non sa come comportarsi. Poi la confessione: quel cugino, in realtà è lui stesso.
Il cerchio si chiude.   (nadia tarantino)            

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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