Dopo i due raid a colpi di fucile e pistole contro la chiesa San Filippo Neri, nel quartiere Zen a Palermo, anche Prato si stringe attorno al sacerdote don Giovanni Giannalia che per anni è stato parroco della chiesa Gesù Divin Lavoratore a San Paolo. Le notizie che arrivano da Palermo parlano di un prete in prima linea in uno dei quartieri storicamente più difficili e più complessi del capoluogo siciliano. Un prete che, chiusa l’esperienza pratese, è tornato nella sua terra con l’obiettivo di aiutare i giovani a intraprendere la via giusta. Per due volte dalla notte di Capodanno, la chiesa dello Zen è finita sotto attacco: la prima volta una porta è stata squarciata da un petardo e poi da colpi di fucile, la seconda i colpi di arma da fuoco sono stati esplosi all’interno dove fortunatamente non c’era nessuno.
Don Giovanni Giannalia, sacerdote molto attivo nei suoi anni a Prato dove ha sempre preso parte alle tante attività promosse dal territorio oltre che dalla Chiesa, nelle ultime ore ha rifiutato la protezione: “Non voglio la scorta, non ho paura, vado avanti”. Ad agire contro la parrocchia San Filippo Neri sarebbero stati alcuni ragazzi “forse pilotati da adulti”. Don Giovanni Giannalia ha denunciato una situazione fuori controllo nel quartiere in cui opera, sottolineando che probabilmente “quello che fa la parrocchia dà fastidio a qualcuno”. Oggi, giorno dell’Epifania, l’ex parroco di Prato ha ricevuto la visita dell’arcivescovo di Palermo che ha condannato i due episodi e ha confermato vicinanza a don Giovanni che ha continuato a fare appello alla conversione dei giovani. “Quello che è successo è segno di imbecillità – ha detto il sacerdote parlando ai giornalisti locali – ma è anche segno di mancanza di controllo del territorio da parte nostra. La battaglia che sto portando avanti non è mia, ma è di tutta la città”.
A San Paolo tanti ricordano don Giovanni Giannalia alla guida della parrocchia Gesù Divin Lavoratore. Sacerdote garbato, apprezzato, impegnato per la comunità. Stesse doti risaltate a Palermo. E a più di qualcuno è venuto spontaneo pensare a don Puglisi, il parroco di Brancaccio, altro quartiere difficile di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1993. Qualcuno, con un filo di voce, lo ha anche detto a don Giovanni che ha risposto strappando sorrisi e applausi: “Tocchiamo ferro. A parte tutto, io non sono padre Puglisi e per la verità non vorrei… non dico tanto… non vorrei. Ma no, sto scherzando”. (nt)
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