“Trasformare le terre di nessuno in terre di legalità prima che qualcuno se ne appropri definitivamente”: è la proposta che arriva dalla Fondazione Caponnetto riguardo il quadrilatero industriale/commerciale che abbraccia la Piana da Prato a Firenze, passando per Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino, al centro, ormai da tempo, di conflitti tra gruppi criminali, traffici illeciti, violenze e illegalità. In tutto 37 chilometri quadrati che comprendono troppe “terre di nessuno”: “E’ necessario – dice il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri – riappropriarsi del territorio, sia dal punto di vista sociale sia sotto il profilo della legalità, non solo proclamata ma concretamente praticata. Da tempo assistiamo a guerre tra bande, a regolamenti di conti violenti, a incendi, rapine, spedizioni punitive e sparatorie. La domanda è: che succede? Serve una risposta che molte inchieste ci hanno già dato, ma non basta”.
La soluzione? “Fattibile – spiega Calleri – una concentrazione integrata di soggetti che, ciascuno per la propria competenza, riporti legalità nelle terre di nessuno, attraverso azioni di controlli nei luoghi di lavoro, ripristino dell’igiene e della sicurezza sanitaria, verifiche tributarie, ricerche di armi e droga, controlli amministrativi. Tutto questo con l’impiego coordinato e contemporaneo di forze dell’ordine, polizie locali, Asl, Inps, Ispettorato del lavoro, Inail, e con un patto esteso al ministero dell’Interno, alle parti economiche e sociali, ai sindacati”. In pratica, un modello aggiornato del lavoro che da anni sul territorio pratese già svolge il gruppo Interforze ma in chiave rafforzata e maggiormente integrata . Un lavoro aggiornato nelle modalità di svolgimento: intanto l’impiego di droni ed elicotteri, poi il blocco totale dei perimetri entro i quali effettuare di volta in volta i controlli, infine la presa in carico, da parte dei servizi sociali, di tutte le situazioni di marginalità. Sopra a tutto, come incipit, la mappatura dei fenomeni criminali affinché la conoscenza sia approfondita, puntuale, dettagliata. Un po’ come avviene al sud, nelle ‘terre di nessuno’ in mano alle organizzazioni mafiose: si sa quale clan gestisce e controlla un determinato territorio, di quali affari si interessa, chi sono gli affiliati.
Quando parla di “terre di nessuno”, Calleri si riferisce, nel caso di Prato, ad interi isolati sempre più spesso teatro di fatti violenti – dagli incendi dolosi ai tentati omicidi, dagli attentati ai pestaggi, dai sequestri alle estorsioni – e di illegalità economiche gravissime come dimostrano le tante indagini su riciclaggio, evasione fiscale, aziende apri e chiudi, lavoro nero, sfruttamento, importazione di manodopera clandestina. “E’ necessario – spiega – cambiare prospettiva, passando dalla logica del giorno dopo a quella del giorno prima: prevenire e non soltanto intervenire”.
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