Categorie
Edizioni locali

L’allarme criminalità cinese a Prato è vecchio più di 20 anni: il report (inascoltato) dei servizi segreti nel 2005


Dopo Milone che aveva già messo in guardia sui rischi, il caso pratese era stato al centro dell'analisi dei vertici dell'intelligence: lo si ricava dal rapporto 2025 di Irpet sulla illegalità e criminalità nell'economia della Toscana


Nadia Tarantino


Strutturata, organizzata, radicata, violenta, ricca: ecco la criminalità organizzata cinese che ha fatto di Prato il suo quartier generale italiano. Vent’anni fa erano l’immigrazione clandestina, la contraffazione, le bische e la prostituzione le attività più proficue; vorticosi giri d’affari milionari che hanno messo radici, prodotto ricchezza e dato il via ad una evoluzione inarrestabile che ha affinato la forza penetrante e aperto nuovi orizzonti.
L’ultimo rapporto di Irpet su illegalità e criminalità organizzata nell’economia della Toscana nel 2025 dedica diverse delle sue 160 pagine alla criminalità cinese: “L’allarme – si legge – era stato lanciato già venti anni fa dai Servizi di intelligence che nel 2005 evidenziavano, tra l’altro, come un segnale di evoluzione della criminalità cinese in Italia poteva cogliersi dalla sensibile estensione degli ambiti di  intervento da realizzarsi secondo un percorso che, imperniato sulla gestione dell’immigrazione clandestina di connazionali e sullo sviluppo di attività correlate (traffico di donne da avviare alla prostituzione con la lucrosa gestione dei centri di massaggi, tipica attività di copertura, sfruttamento del lavoro illegale, falsificazione di documenti), ha favorito la penetrazione nel territorio e l’acquisizione di spazi crescenti nei settori commerciali e imprenditoriali”.
Nel 2005 i Servizi avevano annunciato quello che la criminalità cinese è oggi e che già un decennio prima, nel 1996, l’allora consigliere comunale Aldo Milone, poi diventato assessore alla Sicurezza, aveva previsto a Prato: un soggetto forte, potente, che si è espanso, che ha allargato i suoi interessi e che è entrato in contatto con le organizzazioni criminali italiane. In questo ambito, insomma, il sogno dell’integrazione si è realizzato pienamente.
Il rapporto di Irpet elenca i modelli criminali propri della comunità cinese; modelli che puntano prima di tutto a garantire la tenuta del sistema produttivo composto non più solo da confezioni e pronto moda, ma da una filiera che nel tempo si è allargata a stirerie, stamperie, logistica, spedizioni oltre che a lavorazioni più tipicamente pratesi del settore della rifinizione. Tenuta del sistema che significa abbassare i costi e alzare più che si può il profitto: “Immigrazione clandestina, lavoro irregolare, sfruttamento dei lavoratori, importazione di prodotti e materie prime con evasione Iva, contraffazione, false fatturazioni, evasione fiscale con utilizzo di imprese fantasma, di prestanome, rapidità di ricambio tra le imprese per ostacolare la ricostruzione dei collegamenti interni alle filiere di apri e chiudi”, l’elenco di Irpet.
Ed è lunghissimo e fitto anche il report delle indagini che hanno portato a galla i campi di interesse della criminalità cinese.
Marzo 2023: la guardia di finanza scopre una banca clandestina con sede a Firenze e succursale a Prato che avrebbe trasferito 3 milioni di euro in Cina per conto di imprenditori e operai del settore confezioni.
Marzo 2025: su mandato della Procura europea, la guardia di finanza di Firenze e Roma sequestra 71 milioni di euro nella disponibilità di 13 cinesi e 4 italiani che, attraverso 29 imprese fasulle per la maggior parte con sede a Prato, hanno compiuto una maxifrode fiscale importando beni dalla Cina. “Tra le società coinvolte – si legge nel rapporto – anche un’azienda di logistica oggetto di un attentato incendiario a febbraio 2025 nell’ambito della cosiddetta guerra delle grucce”.
Aprile 2025: un’inchiesta della procura di Prato porta alla scoperta di 17 bische clandestine e al sequestro complessivo di 750mila euro in contanti.
Maggio 2025: la guardia di finanza e gli ispettori delle Dogane svelano un modello di riciclaggio incentrato sul cosiddetto ‘Sistema Prato’: aziende con sede in Sardegna facevano arrivare a Prato il fatturato a nero che qui veniva convertito in yuan su carte prepagate cinesi. Solo nel 2021 questo ‘giochino’ avrebbe prodotto transazioni per l’astronomica cifra di quasi 7 milioni e mezzo.
Che vuol dire riuscire a generare e a gestire una così enorme quantità di denaro? L’Irpet risponde con le parole del procuratore di Prato, Luca Tescaroli: “Investigazioni hanno evidenziato rapporti a base corruttiva tra esponenti delle forze dell’ordine, con applicazione della custodia cautelare in carcere del comandante della Compagnia dei carabinieri di Prato per accessi abusivi e corruzione, e tra appartenenti al mondo imprenditoriale pratese”.
C’è poi il grande capitolo della ‘guerra delle grucce’: “Almeno dal 2022 è in atto una contrapposizione tra gruppi imprenditoriali cinesi antagonisti per il controllo del redditizio mercato della produzione di grucce e della logistica che ha registrato la commissione di plurimi delitti a base violenta”. Si ricordano gli imprenditori gambizzati all’interno di un locale di Prato, i pestaggi, i tentati omicidi e le sparatorie che si sono susseguite nel corso dei mesi. Del pacchetto fanno parte anche il duplice omicidio dell’aprile 2025 a Roma dove i colpi di pistola sparati da un sicario hanno eliminato uno degli imputati eccellenti della vecchia inchiesta ‘China truck’ e la moglie, e la serie di incendi cominciati nel 2022 con il rogo che divorò una ditta a Montemurlo e un complesso di tre ditte nel Macrolotto 1 e andati avanti con i pacchi bomba recapitati ad almeno cinque ditte, una delle quali già colpita nel 2023 e un’altra finita nel mirino con le sue collegate di Madrid e Parigi.
Il rapporto 2025 di Irpet non manca di parlare anche dell’intimidazione nei confronti di lavoratori e sindacalisti che hanno alzato la voce contro lo sfruttamento. Nel mirino Sudd Cobas, il sindacato autonomo che da anni e pressoché in solitudine combatte l’illegalità nel distretto. Diversi i casi citati: aggressioni, minacce, botte. Una scia di violenza cominciata nel 2018 e mai sopita. Ed è sempre un commento del procuratore Tescaroli a spiegare meglio la situazione: “Lo sfruttamento lavorativo, con l’impiego di violenza e minaccia, è diventato strumento che cementa il modello criminale articolato che ruota attorno all’espressione imprenditoriale che, in ultima analisi, ha beneficiato delle attività criminose poste in essere ai danni di persone in stato di bisogno che pur di sopravvivere sono state costrette a subire condizioni incompatibili con la dignità umana”. In questo caso, il riferimento era ai fatti che hanno coinvolto l’azienda Acca, una delle tante finite nelle inchieste della procura di Prato. (nadia tarantino)

Edizioni locali: Prato

CONSIGLIATI

logo_footer_notiziediprato
logo_footer_notiziediprato

Notizie di Prato

è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
Iscrizione al Roc n° 20.901

Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

Notizie di Prato

è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
Iscrizione al Roc n° 20.901

Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)
©2024 Notizie di Prato - Tutti i diritti riservati
Powered by Rubidia