Cinquantanove euro e 38 centesimi di multa sono diventati un punto di principio per un avvocato pratese che, pur di affermare le proprie ragioni, ha trascinato prima davanti al giudice di pace e poi davanti al tribunale il Comune di Prato. Ci sono voluti tre anni ma, alla fine, le ragioni sono state riconosciute e l’Ente è stato condannato a sborsare, euro più euro meno, dieci volte l’importo del verbale.
Il braccio di ferro ha inizio quando l’avvocato riceve la multa e la decurtazione di due punti dalla patente per aver superato, alla guida della sua auto, la “linea di arresto trasversale’ al semaforo tra via Livi e via Arcangeli. In sostanza, nel verbale, la polizia locale dice che sì, il conducente si è fermato al rosso e non ha invaso l’incrocio, ma è andato oltre la striscia bianca. A corredo della contestazione, la foto scattata dal T-red alle 12.29 del 14 febbraio 2023. All’avvocato quel verbale non torna perché lui è sicuro di essersi fermato prima della striscia e, dunque, di non averla superata. Vero. Vero ciò che afferma lui come è vero ciò che si contesta con la sanzione. Ecco che emerge che lì di strisce ce ne sono due: una più nuova – quella superata dal veicolo – disegnata a quattro metri dal semaforo e una più vecchia, ma ancora visibile, più a ridosso. “Le due strisce mi hanno tratto in inganno e se si dà per buona quella più distante dal semaforo, perché l’altra non è stata cancellata? e comunque al rosso mi sono fermato”, reclama l’avvocato davanti al giudice di pace; “Vale quella più nuova, l’altra è usurata e neppure si vede più”, rispondono gli avvocati del Comune. Il primo round, intanto siamo nel 2025, lo vince l’Ente e all’avvocato non resta che pagare pensando già al ricorso.
La multa arriva al giudice civile del tribunale di Prato che pochi giorni fa ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha dato ragione all’avvocato richiamando, anche, il Regolamento di attuazione del Codice della strada che, a proposito di strisce trasversali, stabilisce che “sulle intersezioni regolate mediante segnali semaforici, la linea di arresto deve essere tracciata prima dell’attraversamento pedonale, a una distanza di un metro dal limite di questo”. Le conclusioni del giudice civile: “Emerge in modo inequivocabile la sussistenza di una grave anomalia nella segnaletica orizzontale posta in prossimità del semaforo, risultando che sul manto stradale coesistono due linee bianche trasversali d’arresto: la prima più visibile e marcata posta oltre il metro dall’attraversamento pedonale, la seconda, quella originaria, vicina all’incrocio che, pur se sbiadita, è ancora visibile e percepibile dall’utente della strada. Si è creata una situazione di confusione e fuorvianza che ha tratto in inganno il conducente, considerato però che la linea di arresto dovrebbe essere collocata a un metro”.
Il Comune ha dovuto restituire la sanzione con gli interessi e pagare spese di lite e spese legali. (nadia tarantino)
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