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La marijuana prodotta nel Polesine si spaccia a Prato, scoperta un’altra maxi piantagione


In manette altri tre cinesi due dei quali cugini dei cinque arrestati a novembre. Sequestrati oltre 50 chili di prodotto finito e altri 183 in produzione per un valore di mercato stimato in quasi un milione di euro


Redazione


Nel Polesine la produzione, a Prato lo smistamento e lo spaccio. Un legame emerso in autunno con la scoperta di una piantagione di marijuana in questa zona del Veneto e che ora trova ulteriore conferma nella nuova operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comando provinciale di Prato.
A distanza di 4 mesi, i militari pratesi hanno individuato e sequestrato un'altra maxi piantagione di marijuana in provincia di Rovigo a poca distanza dalla precedente operazione. Si tratta di un vecchio casolare a Lendinara, individuato seguendo i cinesi di Prato che raggiungevano le campagne venete per rifornirsi. Sono finiti in manette per produzione e traffico di droga aggravata in concorso, 3 clandestini cinesi che gestivano la struttura, due dei quali cugini dei cinque connazionali arrestati a novembre. Hanno 29, 41 e 42 anni, tutti senza fissa dimora e titolo di soggiorno in Italia. Hanno tentato di scappare in mutande dalla casa serra, ma i carabinieri che cinturavano l'area li hanno prontamente bloccati. Ora sono rinchiusi nel carcere di Venezia. Sono stati sequestrati quasi 52 chili di prodotto finito e altri 183 in produzione per un valore di mercato che sfiora il milione di euro. "Un'operazione – spiega il maggiore Enrico Vellucci, comandante del nucleo Investigativo dei carabinieri di Prato – che oltre ai pedinamenti, ha comportato molte nottate di appostamenti per avere certezza su cosa avveniva all'interno del casolare".
Casolare che sembrava disabitato e aveva le finestre oscurate. I tre dormivano in un giaciglio allestito in una stanza e senza acqua corrente. 
L'impianto a raggi ultravioletti, dotato di 106 lampade per creare l'effetto serra, era alimentato da un allaccio abusivo alla rete elettrica che secondo i tecnici era attivo già dal luglio del 2018. Il furto di energia stimato quindi, è di oltre 90mila euro di valore. "Rieniamo – spiega il colonnello Riccardo Marchi, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Prato – che ogni due mesi siano stati prodotti 50 chili di infiorescenze. Quindi il totale di questi due anni e mezzo è di 750 chili per un valore di mercato di 3milioni di euro". 
Proseguono le indagini per capire se il collegamento tra Prato e Rovigo abbia altre ramificazioni ma i carabinieri ritengono di aver decapitato il sistema: "In 4 mesi siamo riusciti a togliere dal mercato 200 chili di prodotto finito e 2.400 piante, per un valore di oltre 2,7 milioni di euro, e ad arrestare 14 persone di cui 12 di origine cinese. -afferma il colonnello Francesco Zamponi, comandante provinciale dei carabinieri di Prato – Siamo sicuramente di fronte a un'organizzazione strutturata che crediamo di aver smantellato".
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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