Revocata la semilibertà a Jiandong Ye detto Jack, il numero uno dell'associazione Cervo Bianco indagato nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla squadra mobile di Francesco Nannucci e coordinata dalla procura di Prato sulle spedizioni punitive a sfondo razziale. L'uomo, 43 anni, condannato a 18 anni per omicidio, è rinchiuso da ieri, sabato 2 luglio, nel carcere della Dogaia. Il primo luglio la polizia ha compiuto sette perquisizioni nei confronti di altrettanti cinesi appartenenti al Cervo Bianco a cui è stata contestata l'accusa di associazione per delinquere e commissione di atti violenti per motivi razziali. L'ultimo blitz della procura nasce dall'inchiesta del primo giugno su droga e prostituzione con diversi provvedimenti cautelare nei confronti di una decina di cinesi (LEGGI). Principale indagato Jacopo Hsian rispetto al quale il procuratore Giuseppe Nicolosi ha detto: "Non possiamo ritenerlo un pentito perché con le sue dichiarazioni non ha aggiunto niente di nuovo, non ha fornito elementi in più rispetto a quelli che già conoscevamo e sui quali stavamo già lavorando".
SPEDIZIONI PUNITIVE E VIGILANZA FAI DA TE, MAXI OPERAZIONE DELLA POLIZIA CONTRO IL CERVO BIANCO
La procura ha più volte precisato che l'inchiesta non è collegata agli scontri tra cinesi e forze dell'ordine a Sesto Fiorentino ma è un fatto che “la comunità cinese di Prato si è mobilitata nel giro di pochissimo tempo e si è spostata a Sesto e che Jack sia stato tra gli arringatori dell'adunata davanti al Palazzo di giustizia di Firenze il giorno successivo ai disordini scaturiti da un controllo della Asl in un'azienda, fatti sproporzionati che sono segnale di insofferenza”.
SCONTRI OSMANNORO, LA COMUNITA' CINESE DI PRATO SI E' MOBILITATA
Intanto i “giovani italo cinesi dell'area fiorentina” prendono le distanze da quanto avvenuto a Sesto Fiorentino lo sera del 29 giugno e in comunicato scrivono che “gli scontri sono stati causati da facinorosi provenienti da altre città”. Riguardo l'adunata di centinaia di cinesi, molti dei quali arrivati da Prato dopo le segnalazioni tramite sms e chat dei connazionali che denunciavano ciò che stava succedendo, i cinesi fiorentini scrivono: “Dichiariamo senza se e senza ma che i giovani italo cinesi dell'area fiorentina rifiutano in maniera categorica la violenza. Sono solidali con le forze dell'ordine e con i connazionali che, pur non avendo usato violenza, sono stati coinvolti negli scontri. Ad oggi non si ritiene opportuno aderire a nessuna manifestazione o corteo, siamo contrari a iniziative non autorizzate dalla questura e dal consolato generale cinese”.
Il gruppo si è rivolto all'avvocato Tiziano Veltri di Prato e ha annunciato denunce all'autorità giudiziaria per “tutelare l'onore e il decoro della propria comunità rispetto a dichiarazioni avulse dalla realtà dei fatti e palesemente xenofobi”.
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