La sfilata delle persone informate sui fatti sarebbe cominciata e l’inchiesta sul ricatto in danno dell’ex capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale e (ancora) attuale candidato al Consiglio regionale, Tommaso Cocci, potrebbe presto imboccare la via della svolta. Tra ieri e oggi, mercoledì 3 settembre, sarebbero stati un paio i politici convocati dagli investigatori, chiamati a riferire eventuali circostanze ma soprattutto a descrivere l’humus dentro il partito e intorno a Tommaso Cocci in particolare. Reggerebbe, infatti, l’ipotesi di una guerra interna a Fratelli d’Italia, motivo per il quale le indagini sarebbero concentrate sulla ricostruzione delle dinamiche politiche e personali per accertare intanto se sia sostenibile ricondurre la vicenda a tensioni tanto forti da scatenare, sul finire dello scorso inverno e poi a primavera, l’invio a pioggia di lettere dal contenuto estorsivo – “dimettiti o le prossime foto le mandiamo ai giornalisti” – con appunto una foto hard di Cocci, un selfie per la precisione. Un ricatto condito da altri elementi: droga, incontri a luci rosse e l’affiliazione alla massoneria e da una seconda lettera, . Nè Cocci né il partito hanno pensato di retrocedere e la risposta sono state le denunce all’autorità giudiziaria. Che sta indagando e che chiarisce senza mezzi termini che l’esponente di Fratelli d’Italia è parte lesa dei reati al momento ipotizzati: diffusione di immagini e video sessualmente espliciti senza il consenso dell’interessato e diffamazione. Un’indagine partita molto prima che il caso scoppiasse sulla stampa e in questi giorni arrivata nel pieno dell’attività investigativa con diverse acquisizioni documentali, tra cui l’elenco degli iscritti alla loggia massonica Sagittario di cui Cocci ha fatto parte per anni fino a giugno 2024 quando si è messo in sonno, e la mozione sui test antidroga volontari a sindaco, assessori, consiglieri e dirigenti comunali depositata a fine gennaio al Consiglio comunale (mai discussa) dal collega di partito Claudio Belgiorno, da Stanasel della Lega e da Risaliti della lista civica di centrodestra. I punti focali, in questa fase, sono diversi e spicca quello della loggia massonica a cui apparteneva anche Riccardo Matteini Bresci, l’imprenditore finito agli arresti domiciliari a giugno nell’ambito di una inchiesta che ha portato alle dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti, indagata dalla procura antimafia per corruzione.
Diverse le domande a cui l’inchiesta dovrà dare risposte: chi ha ricevuto le lettere anonime? che giro hanno fatto? c’è stato un passaggio di mani? è davvero solo una vicenda pratese? di partito? o c’è un capitolo precedente che nulla ha a che fare con la politica ma che poi attraverso la politica è deflagrato? chi ha dato materiale alla stampa? chi ha confezionato le missive, ha lasciato tracce, impronte? Quest’ultimo interrogativo sarà sciolto a breve, all’esito degli accertamenti disposti dalla procura.
“Sapevo che prima o poi la storia sarebbe emersa – ha detto Tommaso Cocci subito dopo che il ricatto è diventato argomento pubblico – ho denunciato, lo sapevo, me l’aspettavo. Infamie. Infamie gravissime per le quali c’è chi si è anche ucciso, ci rendiamo conto? Io ringrazio la famiglia e gli amici che mi sono stati e mi stanno vicino”.
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