L’uso di telefonini, la detenzione di droga, le rivolte e le aggressioni e anche un’evasione. Storie dal carcere della Dogaia dove negli ultimi mesi la procura (tre i sostituti impegnati oltre al procuratore Tescaroli) è intervenuta più volte con sequestri e denunce che ieri, lunedì 23 marzo, riuniti in un unico procedimento, sono approdati davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato. Una cinquantina gli imputati (detenuti, qualche parente e un paio di appartenenti alla polizia penitenziaria) accusati a vario titolo dei reati rintracciati nelle diverse vicende. Un’udienza preliminare che si preannunciava lunga e complessa ma che si è risolta in neppure un giro di orologio. Diversi gli intoppi. Il primo: alcuni difetti di notifica. Il secondo: della decina di carceri da nord a sud chiamati a collegarsi in videoconferenza con il tribunale per consentire ai detenuti trasferiti da Prato di partecipare, solo la metà ha risposto. Il terzo: una diversa valutazione tra accusa, giudice e difese (tra gli avvocati figurano, tra gli altri, Elena Augustin che assiste l’ex comandante e un ispettore del carcere accusati di procurata evasione, Alessandro Oliva, Ivan Esposito e Cristiano Toraldo che difendono detenuti) circa l’opportunità di separare le tre vicende e, dunque, tenere distinti i fascicoli che riguardano uno la droga e i telefonini, uno l’evasione di un detenuto (poi ripreso) il 20 dicembre 2024, e uno le rivolte del 7 maggio e del 5 luglio 2025. Un ragionamento che – accertata l’esclusione di collegamenti e connessioni tra i tronconi di inchiesta – punterebbe a ridurre lungaggini dovute, per esempio, all’enorme mole di atti in relazione al lungo elenco di imputati: è sufficiente un difetto di notifica per far saltare l’intera udienza, così come un legittimo impedimento può rappresentare uno stop per tutti. Sarà la procura, alla prossima udienza, a pronunciarsi sugli eventuali stralci. Il giudice ha anche posto l’accento su possibili richieste di riti alternativi (abbreviati o patteggiamenti) in modo da organizzare al meglio la fase preliminare.
Nei mesi scorsi il carcere della Dogaia è stato più volte teatro di ispezioni in grande stile con l’impiego di polizia, carabinieri, reparti speciali della penitenziaria, guardia di finanza e controlli dall’alto con gli elicotteri. Operazioni coordinate dalla procura per ‘bonificare’ la struttura e ripristinare la legalità. Droga, telefoni, schede sim, microtelefoni e altri apparecchi utili ad avere contatti con l’esterno sono stati trovati e sequestrati. Tra i casi più clamorosi, quello di un detenuto che, dalla cella nella quale era rinchiuso, chattava con amici e parenti e pubblicava video su TikTok incassando like e commenti.
Nella lista dei detenuti imputati anche nomi di spicco: pluripregiudicati rinchiusi nei reparti di Alta sicurezza, molti dei quali arrivati alla Dogaia dopo il trasferimento da altre strutture per intemperanze, violenze, uso di telefonini e detenzione di droga. (nt)
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