E’ stato il giorno delle tre manifestazioni che nel pomeriggio si sono svolte in una Prato blindata e presidiata da centinaia di uomini e donne delle forze dell’ordine. La tensione era altissima dopo quello che è avvenuto ieri con i Sudd Cobas che hanno occupato piazza Europa, inizialmente destinata ad ospitare la manifestazione per la remigrazione. Per tutta la notte e tutta la mattina i manifestanti si sono accampati nelle aiuole intorno alla piazza, costringendo Questura e Prefettura a spostare la location per l’iniziativa del Comitato Remigrazione e Riconquista in piazza Ciardi. Alla fine, fortunatamente, ha prevalso il buon senso e le tre manifestazioni si sono svolte regolarmente senza incidenti o scontri. Un sospiro di sollievo dopo che tutto il centro era stato praticamente militarizzato.



La tensione è rimasta comunque altissima per tutto il pomeriggio e il dispositivo di ordine pubblico ha visto impegnati circa 450 tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti della polizia locale con rinforzi arrivati anche da fuori Toscana. Circa 500 invece i manifestanti per la remigrazione arrivati in città. I loro pullman sono stati fatti parcheggiare in piazza del Mercato Nuovo, da lì sono stati poi scortati dalle forze dell’ordine fino a piazza Ciardi dove sono entrati scandendo lo slogan “Italia agli italiani, Europa agli europei” per poi modificarlo in “Prato è nostra e ci appartiene” prima di intonare l’inno italiano. Secondo la Questura i manifestanti sono stati complessivamente circa 800, compresi quelli che si sono aggiunti da Prato.





Circa 600, invece, sempre secondo le stime della Questura, i partecipanti alla contromanifestazione in piazza Duomo di Sudd Cobas, Collettivo Gkn e Comitato 25 aprile. Sul palco si sono alternati organizzatori e operai pakistani che hanno raccontato la loro esperienza e come si sono ribellati allo sfruttamento. Alla fine molti dei manifestanti si sono poi diretti verso piazza Europa dove era rimasto un presidio.








Circa 600 persone anche in piazza delle Carceri per l’iniziativa “Mai più fascismi. Mai più deportazioni”, organizzata da venti tra partiti, sindacati e associazioni (Acli, Alleanza Verdi Sinistra, Aned, Anpi, Arci, Associazione 6 Settembre, Cgil, Cisl, Uil, Coordinamento migranti Prato, Communia associazione, Demos, Giovani democratici, Legambiente, Libertà e Giustizia, Movimento 5 Stelle, Partito comunista, Partito democratico, Partito socialista, Partito della Rifondazione comunista, Pax Christi, Sinistra civica ecologista). Ha partecipato anche il presidente della Regione Eugenio Giani in piazza insieme ai sindaci della provincia. Tra gli oratori che si sono alternati sul palco sindacalisti e i vertici di Anpi e Aned Prato. I tre appuntamenti, come detto, si sono svolti in modo separato e pacifico.







Intanto stamani in piazza delle Carceri tante persone hanno partecipato alla cerimonia commemorativa in ricordo degli scioperi del marzo 1944 e dei 133 cittadini pratesi che proprio il 7 marzo vennero deportati verso i campi di lavoro di Mathausen ed Ebensee. Dei 133 pratesi solo in 18 fecero ritorno.
Proprio la coincidenza della ricorrenza aveva spinto molti a chiedere alla Prefettura di negare l’autorizzazione alla manifestazione per la remigrazione, spostandola ad un altro giorno.





Le foto dell’articolo sono di Alessandro Fioretti
(articolo in aggiornamento)
Riproduzione vietata