“Appartiene alla logica delle organizzazioni mafiose alimentare rapporti con esponenti delle istituzioni per consolidare posizioni di potere e ampliare la sfera del business, offrendo sostegno in occasione di competizioni elettorali. E non a caso questo schema è oggetto di verifica anche in indagini recenti”. Sono le esatte parole che il procuratore Filippo Spiezia, capo della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha affidato al quotidiano ‘la Repubblica’ parlando di criminalità cinese a Prato e, più in particolare, rispondendo alla domanda sul pericolo di infiltrazione mafiosa. Parole chiare. Tanto chiare quanto pesanti. Non c’è solo il fatto che Spiezia incontrerà domani, giorno di Ferragosto, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che, insieme al capo della polizia e ai vertici delle forze armate, ha scelto proprio Prato per il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica; c’è il fatto che Spiezia proprio di infiltrazione della criminalità cinese nel territorio riferirà al capo del Viminale. “Le parole del procuratore di Firenze non lasciano spazio a interpretazioni – il commento di Chiara La Porta, deputato pratese di Fratelli d’Italia – le indagini hanno rivelato rapporti tra imprenditori cinesi e pezzi della politica pratese. E alla domanda sul pericolo di infiltrazione mafiosa, la risposta è stata chiara e fa sorgere più di un interrogativo”.
Ecco l’elemento in più: il sospetto, attualmente al centro di verifiche, e cioè di inchieste della procura antimafia, di una capacità della malavita cinese, non certo quella spicciola, di insinuarsi nell’ambito politico e, per riprendere le parole del procuratore, nelle “competizioni elettorali”. Un ambito che, se confermato dal lungo lavoro degli investigatori ancora in corso, rappresenterebbe un ‘salto di qualità’ che andrebbe di pari passo con l’altro già acclarato: quello di un avanzamento della capacità di azione di una criminalità che, dal quartier generale di Prato, opera e si impone per prendere il controllo degli affari più redditizi. Una guerra vera: esplosione di ordigni, attentati incendiari, omicidi consumati e tentati, sparatorie e agguati. Anche con l’ausilio di picchiatori e cecchini di professione, come l’ex soldato dell’esercito cinese fatto arrivare appositamente in Italia per regolare i conti nella cosiddetta ‘guerra delle grucce’, vendetta che contrappone due gruppi criminali rivali interessati a prendere il controllo del mercato della logistica e dello spostamento delle merci in Europa. Dall’inchiesta ‘Money transfer’ (2007) a ‘China truck’ (2018) fino alla recente ‘Guerra delle grucce’, di cose ne sono successe senza però che sia arrivato un freno all’arroganza criminale cinese che ha continuato a fare e disfare, prosperare e arricchirsi, controllare i flussi dell’immigrazione, il mercato della droga, della prostituzione, del riciclaggio.
Ora però le parole del capo della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, accendono una nuova luce. “Il Pd che stila decaloghi – commenta Chiara La Porta, riferendosi alle domande che il partito ha preparato per l’arrivo in città del capo del Viminale – e che mantiene la stessa reticenza di sempre: nessun riferimento diretto alla mafia cinese. Il Pd aggira e sfiora il problema, ma non lo nomina. Questa mafia non si è radicata ieri, è cresciuta anno dopo anno, all’ombra di chi aveva il potere e ha scelto di guardare altrove. Negli anni passati quando denunciavamo i gravi problemi della città, siamo stati accusati di fare cattiva pubblicità a questo territorio, siamo stati perfino denigrati. Il vertice di Ferragosto dimostra che la città è al centro dell’agenda nazionale, come una Capitale”. (nt)
Riproduzione vietata