Diventa definitiva la condanna a un anno di reclusione per l’imprenditore pratese Alessandro Bettini riconosciuto colpevole di disastro colposo aviatorio anche dai giudici della Cassazione in relazione all’incidente avvenuto l’8 giugno 2014, quando precipitò con l’elicottero che stava pilotando all’interno del “Tennis Club Prato” di via Firenze.
E’ il procuratore di Prato Luca Tescaroli a comunicare gli esiti del processo definito con sentenza passata in giudicato e condanna dell’imputato, a seguito di pronuncia di rigetto del ricorso da parte della quarta sezione della Corte di Cassazione.
L’elicottero pilotato da Bettini era precipitato in uno dei campi di calcio della struttura disseminando frammenti anche a centinaia di metri di distanza e solo per miracolo nessuno tra gli ospiti del tennis Club era stato colpito. I processi celebrati hanno consentito escluso che vi fosse stata un’avaria o un’anomalia al motore tale da causare un arresto improvviso o un calo delle prestazioni del motore. La condotta di volo del pilota è stata quindi ritenuta colposa, perché imprudente per la scelta del sito di atterraggio e per l’esecuzione della manovra che ha causato il contatto dell’elica del motore principale con il terreno. Respinta quindi la tesi della difesa (avvocato Luca Brachi) secondo la quale l’imputato aveva eseguito un atterraggio di emergenza. Per i giudici di tutti e tre i gradi di giudizio Bettini voleva proprio atterrare all’interno del tennis Club. L’avvocato Brachi interviene per precisare di aver sostenuto un motivo di legittimità e non di merito: “Ho insistito sulla non offensività del fatto trattandosi reato di pericolo concreto per cui non vi sarebbe stata una reale messa in pericolo del bene protetto dal precetto penale enon sussisterebbe il disastro aviatorio contesto al Bettini”.
Per ottenere il verdetto definitivo si sono resi necessari undici anni tra indagini preliminari, processo di primo grado (durato quattro anni), di Appello (quattro anni) e Cassazione (un anno). “Un periodo all’evidenza inaccettabile – commenta il procuratore Luca Tescaroli – , pur avendo una tempistica inferiore alla media, che icasticamente denota come la criticità più grave che affligge la giustizia penale sia rappresentata dai tempi eccessivamente lunghi per ottenere una pronuncia sulla responsabilità”.
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