Il tentativo di far entrare un telefonino – l’ennesimo – nel carcere della Dogaia, è stato sventato dalla polizia penitenziaria. A darne notizia è il Sappe. Il fatto risale a ieri, martedì 14 luglio, quando una donna, nel corso di un colloquio con un detenuto, ha chiesto di usare il bagno e qui ha nascosto uno smartphone che successivamente, se non fosse stato per l’intervento degli agenti, sarebbe stato recuperato da uno dei detenuti che lavorano nella struttura e che, perciò, hanno accesso anche ai servizi igienici riservati al pubblico. Il controllo degli agenti, insospettiti dal modo di fare della donna, ha portato subito alla scoperta del telefonino. “Ancora una volta – dice Francesco Oliviero, segretario regionale del Sappe – emerge con chiarezza quanto il fenomeno dell’introduzione di telefoni cellulari negli istituti penitenziari rappresenti una minaccia concreta per la sicurezza delle carceri. I cellulari consentono ai detenuti di mantenere contatti non autorizzati con l’esterno, eludendo i controlli previsti dall’ordinamento penitenziario e compromettendo l’ordine e la sicurezza interna. L’episodio di Prato – continua Oliviero – dimostra l’elevata professionalità del personale di polizia penitenziaria che, nonostante le carenze di organico, continua a garantire con senso del dovere la sicurezza e il rispetto della legalità”.
Il sindacato rinnova all’amministrazione penitenziaria la richiesta di maggiori investimenti in tecnologie utili a contrastare l’introduzione e l’utilizzo illecito di telefonini, oltre che potenziare gli organici del personale in servizio”.
Contro l’ingresso di telefonini, sim card, microtelefoni e sostanze stupefacenti è molto impegnata la procura di Prato che nel corso degli ultimi mesi ha disposto numerose perquisizioni e relativi sequestri.
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