Le inchieste condotte dalla procura sul carcere della Dogaia, sfociate nella maxioperazione che stamani ha visto impegnati 800 uomini delle forze dell’ordine, ripropone il problema di un carcere come quello della Dogaia che risulta essere facilmente permeabile dall’esterno. Proprio per questo motivo il procuratore Luca Tescaroli, a commento dei risultati delle indagini, avanza una serie di consiglio che dovrebbero essere adottati per impedire il ripetersi di condotte delittuose. Tescaroli propone, quindi, di dotare il carcere di Prato di reti anti-lancio alle finestre di tutte le celle, un sistema di videosorveglianza più accurato, sistemi anti-drone per intercettare le consegne di droga e smartphone, e soprattutto di schermare l’intera struttura per impedire che arrivi il segnale Internet all’interno delle celle. Gli accertamenti effettuati hanno permesso di verificare come risultino almeno 17 schede telefoniche ancora attive nei reparti di media e alta sicurezza, oltre ad un
congegno elettronico che ha consentito e consente a più detenuti di gestire dal carcere il proprio profilo Tik Tok.
Sempre secondo Tescaroli sarebbe necessario sottoporre a esami radiologici tutti i detenuti che rientrano dai permessi, per impedire che portino la droga all’interno del proprio corpo.
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