Rancore. Un rancore fortissimo, un astio profondo contro la famiglia fino a rinnegare il proprio cognome. Questo ha spinto David Morganti, 22 anni, ad uccidere la madre, Anna Viliani, 60, nella villetta nella quale abitavano insieme, in via Toccafondi a Montepiano (il padre vive in un’altra sistemazione e il fratello, più grande, in un’altra regione). Una decina di coltellate, l’agonia, la morte e poi l’incendio appiccato in diversi punti della casa: una tragedia cominciata nel pomeriggio di lunedì e finita all’alba di ieri, martedì 25 febbraio. Il giovane è stato ricoverato in una struttura ospedaliera in stato di fermo per omicidio volontario; ha confessato ieri pomeriggio, davanti al procuratore di Prato Luca Tescaroli e al sostituto Laura Canovai, ai carabinieri, all’avvocato di fiducia Roberta Roviello. Sordomuto e con problemi psichici, ha parlato nella lingua dei segni tradotta da una interprete e ha sfogato tutto il risentimento nei confronti della famiglia dalla quale non si sarebbe mai sentito pienamente accettato. Viveva con la mamma che, per tirare avanti, faceva le pulizie nella banca e nell’ufficio postale della zona. Una donna che – come raccontano in paese – non aveva mai fatto pesare il suo fardello. David Morganti aveva dato qualche segno di aggressività: ad agosto scorso si era scagliato contro la madre al culmine di una lite che aveva richiesto l’intervento dei carabinieri e che era finita senza denuncia; a novembre era stato ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Prato e sottoposto al Tso. Poi il rientro a casa e nessun altro fatto che potesse far pensare ad una esplosione di violenza. Che invece c’è stata. Non si conosce, ad ora, il motivo scatenante che ha spinto il 22enne a colpire con dieci coltellate la madre. La donna, secondo la ricostruzione, avrebbe cercato di mettersi in salvo, di chiedere aiuto senza però riuscire a trascinarsi fino alla porta. Una lunga agonia, durata qualche ora, poi la morte. Il giovane, dopo aver appiccato l’incendio nella villetta, è uscito fuori e ha aspettato che arrivassero i soccorsi. Per diverse ore è rimasto chiuso in se stesso, rifiutando qualsiasi contatto con l’esterno. Poi, grazie alla paziente opera di convincimento di un carabiniere e dell’avvocato, ha deciso di raccontare nel dettaglio come ha ucciso la mamma, cosa ha fatto nelle ore in cui è rimasto a vegliare la donna che si stava spegnendo, come ha dato fuoco alla casa. Nelle prossime ore ci sarà l’udienza di convalida dell’arresto. (nt)
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