“Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù”. Questo lo slogan della manifestazione di oggi, domenica 5 luglio, in piazza del Comune, indetta da Sudd Cobas dopo lo sgombero del picchetto sindacale a Seano, davanti alla sede di Acca, azienda di logistica a gestione cinese. Picchetto che per due settimane ha detto ‘no’ alla chiusura e ai conseguenti 95 licenziamenti. Secondo il sindacato, in 1.500 hanno aderito alla manifestazione, con il corteo che ha percorso poi le vie del centro. Alla fine una delegazione è stata ricevuta in Comune dal sindaco Matteo Biffoni e dal vicesindaco Diego Blasi.









“Tantissimi operai e cittadini ma anche istituzioni, associazioni, partiti – si legge in un comunicato – per gridare giù le mani dai picchetti. Prato non vuole più vedere le immagine viste venerdì, con la polizia mandata a sgomberare gli operai in sciopero.
Venerdì il peggio della città ha festeggiato: hanno esultato i caporali, gli sfruttatori, le aziende dell’evasione fiscale e dei chiudi e riapri”. Per il sindacato quella di Acca è “una finta chiusura finalizzata a liberarsi dei lavoratori sindacalizzati e assunti regolarmente dopo anni di sfruttamento e al termine di una vertenza costellata anche di aggressioni”.
Soddisfatto Sudd Cobas per la risposta della comunità: “Oggi il meglio della città è insorta: per difendere la Costituzione e il diritto di sciopero, per combattere la mafia ed il caporalato – il commento – il diritto di sciopero non si tocca. Soprattutto in una città in cui i picchetti degli operai sono l’antidoto a contrastare un economia basata sullo sfruttamento e l’illegalita e sorretta dalle mafie. Non accetteremo che i lavoratori di questo distretto siano privati dell’unico strumento capace di conquistare diritti e dignità”.







I fatti di venerdì non fermano il sindacato che fa sapere che a Seano il picchetto andrà avanti a oltranza. “La città – ancora il comunicato – ha scelto da che parte stare e le istituzioni dovrebbero fare altrettanto perché la Acca non ha nessuna ragione di chiudere se non quella di poter riaprire altrove senza lavoratori contrattualizzatj in quanto iscritti al sindacato”.






Fotogallery di Alessandro Fioretti
Tanti i rappresentanti politici presenti in piazza: da Antonella Bundu che ha sfilato suonando il tamburo alla consigliera regionale del Pd Marta Logli, dal capogruppo consiliare del Pd Marco Sapia al sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti. “La legalità non può essere solo il diritto di riprendere la merce – ha detto Prestanti -. Voglio dirlo con forza, da piazza del Comune, a Prato, dove siamo venuti, come Comune, a fianco dei lavoratori di Acca, che evidentemente hanno il torto di voler affermare le loro prerogative, ancora una volta calpestate. C’è un equivoco – ha continuato Prestanti – che si tende ad affermare dopo lo sgombero, che vi sia una legalità violata da un picchetto operaio. Una tale rappresentazione non è solo un equivoco, è una distorsione della realtà. Chi tutela i lavoratori? Chi tutela la loro occupazione? Ci sono 95 persone, dalla mattina alla sera, gettate sulla strada. Non è stato il loro presidio a portarli in via Copernico, ma il loro licenziamento. Questa è la questione. Si parla della vertenza Acca come se fosse una vertenza “normale”, come se in quella azienda vi fossero normali relazioni sindacali, e non un’impresa indagata per caporalato e per una gigantesca evasione fiscale. In tali condizioni, con quali strumenti i lavoratori possono dare voce alle loro giuste rinvendicazioni, se non ricorrendo anche a forme di lotta che poi fanno parte in conflitti estremi, come alla Acca, delle forme tradizionali messe in atto dal movimento operaio?”.



“Come sindaco di Carmignano, per esserne stato protagonista con il presidente della Provincia Calamai e il sindaco e il vicesindaco di Prato Biffoni e Blasi – conclude Prestanti -, chiedo la immediata riconvocazione del “tavolo istituzionale”, aperto appena mercoledì scorso. Quel “tavolo” costituisce l’unica speranza di risolvere la difficile vertenza. Lo sgombero è andato anche contro quel “tavolo”. Ma non possiamo stare fermi, bisogna riprendere quel dialogo, sola possibilità per ridare dignità ai lavoratori, che non possono essere coloro che pagano le conseguenze del contrasto alla illegalità. Non c’è diritto se un pacco di merci conta più dell’esistenza delle persone”.
Come detto, dopo il corteo c’è stato il confronto in Comune con il sindaco Biffoni che ha incontrato la delegazione guidata da Luca Toscano. Si è trattato di un faccia a faccia definito da entrambe le parti “franco e necessario”, volto a riportare la discussione sui binari della gestione della crisi occupazionale. Il sindaco Biffoni e il vicesindaco Blasi hanno confermato che la priorità assoluta di questa vertenza è la salvaguardia dei 95 posti lavoro, messi a rischio dalla chiusura improvvisa e opaca dell’azienda.
I rappresentanti di Sudd Cobas hanno ribadito le loro posizioni ed esposto al sindaco e al vicesindaco le preoccupazioni dei lavoratori, evidenziando il rischio che la chiusura della Acca Srl sia in realtà una manovra per svuotare l’azienda e delocalizzare le commesse in altro modo.
Dopo aver ascoltato le ragioni della protesta e come sta evolvendo la vertenza nei confronti dell’azienda Acca logistica, Biffoni e Blasi hanno annunciato l’intenzione di avviare una serie di verifiche tecniche per comprendere quali specifici strumenti amministrativi e normativi di propria competenza possano essere messi in campo.
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