Centosessanta chili di hashish divisi in 1.435 panetti: è quanto è stato sequestrato a due uomini, entrambi marocchini, arrestati per detenzione di stupefacente. Il giudice delle indagini preliminari ha confermato la custodia cautelare in carcere, così come chiesto dalla procura. I due sono stati sorpresi a scaricare da un furgone tutto lo stupefacente per trasferirlo all’interno di un’auto. Le successive indagini hanno portato alla scoperta di altra sostanza stupefacente: 750 grammi di cocaina nascosta nell’abitazione di uno dei due. E’ l’ultimo duro colpo messo a segno ai danni del vasto giro di droga a Prato definita dal procuratore, Luca Tescaroli, “rigoglioso mercato con plurime piazze di spaccio e centro di smistamento”.
In un comunicato, il procuratore parla di come a Prato “emergono pregnanti interessi criminali ruotanti attorno a cittadini di varie etnie – italiani, marocchini, cinesi, albanesi e tunisini – e correlati alla continuativa introduzione di sostanza stupefacente sul territorio e all’approvvigionamento sistemico per i detenuti della Dogaia”.
Sono i numeri a confermare quanto Prato sia un produttivo e redditizio centro di spaccio e smistamento: “Negli ultimi quattro mesi – spiega il procuratore – sono stati sequestrati 640 chili di hashish, 10 di marijuana, 2 e mezzo tra shaboo e metanfetamina, 800 grammi di cocaina, oltre a una quantità di rivotril, la cosiddetta ‘eroina dei poveri’, proveniente da Canada, Thailandia, Belgio, Stati Uniti. Dal 3 marzo al 13 luglio i sequestri sono stati 23, dei quali 6 con carichi superiori a 10 chili; a questo numero vanno aggiunti tutti i sequestri con quantità inferiori a un etto e mezzo.
Tra le operazioni più importanti, vale la pena ricordare gli 83 chili di hashish sequestrati ad aprile ad un italiano, un marocchino e un albanese oggi ancora in carcere, l’arresto di un marocchino con 9 alias e da tempo ricercato, trovato con diverse pasticche di rivotril, i 20 chili di hashish trovati insieme ad un barattolo di ‘miele dello sballo’ ad un italiano incensurato.
Alle indagini lavorano polizia, carabinieri e guardia di finanza con la collaborazione della polizia locale e polizia penitenziaria.
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