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Carcere, la denuncia del Sinappe: “Malfunzionamenti nel sistema di videosorveglianza della Dogaia”


Una delegazione del sindacato di polizia penitenziaria, guidata dal segretario generale vicario, ha effettuato una visita nella casa circondariale in seguito alle recenti inchieste: "Fiducia nella procura ma servono investimenti in termini di uomini e risorse strumentali"


Claudio Vannacci


Visita ufficiale al carcere della Dogaia di una delegazione del Sinappe, uno dei sindacati della polizia penitenziaria, che ha voluto tastare con mano la situazione all’interno della casa circondariale in seguito alle recenti inchieste che l’hanno vista protagonista. Una visita che ha nuovamente messo in luce le carenze e i problemi della struttura a partire dal malfunzionamento del sistema di videosorveglianza.
La delegazione composta dal segretario generale vicario Raffaele Pellegrino, dai segretari nazionali Antonio Pierucci e Giovanni Schiavone, dal segretario regionale Andrea Quadrini e dai segretari provinciale e locale Paolo Alonge e Luigi De Lise, si è confrontata ieri mattina 9 luglio con il direttore del carcere Patrizia Bravetti e con il comandante Alessandro Salvemini.
“E’ emersa – spiega il sindacato – una piena condivisione del valore strategico del lavoro condotto dalla procura, ritenuto prezioso nel supportare le numerose attività di polizia giudiziaria svolte con elevata professionalità dal personale del Corpo in servizio presso l’istituto come dimostrano i risultati ottenuti nelle attività di gestione ordinaria e straordinaria della sicurezza. Sono proprio i vertici dell’Istituto ad esprimere un sincero e forte apprezzamento per il personale del Reparto di Prato che si contraddistingue per ottimi livelli di operatività e un non comune senso del dovere”.
“Proprio muovendo da tale riconoscimento – prosegue il Sinappe – e ferma l’affermazione circa la strategicità e doverosità dell’attività di indagine in corso, non si può prescindere dal sollecitare una riflessione di carattere generale circa le tutele per il personale di polizia penitenziaria, esposto troppe volte alle conseguenze, anche mediatiche, di un sistema che si dimostra ogni volta di difficile governo. Perché, in fin dei conti, la storia di Prato non è dissimile da quella di altri penitenziari italiani, ove il perpetrarsi di comportamenti delittuosi da parte della popolazione detenuta va letto come una patologia del sistema e non come il risultato di comportamenti compiacenti ad opera del personale. Le politiche di risparmio e la filosofia penitenziaria che abbandona l’approccio custodiale ha innegabilmente i propri risvolti sull’ordine e sulla sicurezza, ragione per la quale il singolo non potrà avere il pieno controllo delle dinamiche interne. Così che, doverne rispondere in prima persona, pur non essendo messo nelle condizioni di farlo, appare una beffa del sistema. Servono allora investimenti in termini di uomini e risorse strumentali e solo dopo si potrà parlare di eventuali defaillance degli operatori penitenziari”.
La delegazione ha poi effettuato un sopralluogo sui luoghi di lavoro, riscontrando criticità strutturali che richiedono immediati interventi: tra questi, il malfunzionamento del sistema di videosorveglianza, che, sebbene oggetto di interventi da parte della Direzione, necessita di risorse adeguate per garantirne la piena efficienza. “Si segnala, altresì – conclude il sindacato – l’urgenza di interventi da parte dell’Ufficio Tecnico del Provveditorato Regionale, con particolare riferimento al ripristino dei vetri blindati dei box agenti nelle sezioni detentive. Durante l’assemblea sindacale con il personale, è emersa una forte preoccupazione per l’insufficienza della pianta organica, assolutamente inadeguata a fronteggiare la gestione di un Istituto che ospita circa 600 detenuti, di cui ben 110 appartenenti al circuito di Alta Sicurezza. È stata inoltre lamentata la mancata tempestività nel trasferimento dei detenuti responsabili di disordini e aggressioni, una problematica che compromette la sicurezza del personale”.

Sulla questione è intervenuta anche la Cgil Pistoia- Prato: “Riteniamo doveroso ribadire quanto da anni denunciamo: la grave assenza di governance all’interno del carcere di Prato, uno degli istituti penitenziari più complessi d’Italia per tipologia di circuiti presenti. È troppo facile, scaricare le responsabilità solo su alcune unità della Polizia Penitenziaria, quando l’Amministrazione centrale, ancora oggi, non è riuscita a garantire la nomina stabile di un Direttore e di un Comandante. Attualmente, l’Istituto è affidato a figure con incarico temporaneo, il cui mandato è peraltro in scadenza
tra un mese. A tal proposito, ricordiamo che già un anno fa, in occasione della visita istituzionale del Sottosegretario alla Giustizia On. Andrea Delmastro, era stato pubblicamente promesso che entro il mese di settembre 2024 il carcere di Prato avrebbe avuto un direttore e un comandante titolari. Una promessa mai mantenuta, che conferma, ancora una volta, il disinteresse verso una realtà penitenziaria tra le più delicate del Paese.
Quello pratese è un contesto difficile sotto ogni profilo: operativo, organizzativo, gestionale. Il rapporto tra personale di Polizia Penitenziaria e detenuti è tra i più bassi della regione, mentre l’assegnazione continua di soggetti ad alta pericolosità, sia penitenziaria che sociale, ha aggravato ulteriormente la situazione. Fino a pochi giorni fa, l’intero Reparto di Alta
Sicurezza veniva gestito, durante interi turni, da una sola unità di Polizia Penitenziaria. Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza a tutto il personale in servizio, che, nonostante le gravi carenze e i rischi quotidiani, continua con professionalità e spirito di sacrificio a garantire la sicurezza e la funzionalità dell’Istituto”.

Edizioni locali: Prato

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