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Cameriera sfregiata per gelosia, in Appello confermate le condanne per l’ex e per i suoi complici


La brutale aggressione risale a febbraio 2023. La donna riportò lesioni giudicate guaribili in 40 giorni oltre ad una ferita permanente sul volto. Respinte tutte le istanze dei difensori. La soddisfazione degli avvocati della vittima


Nadia Tarantino


Nessuna sorpresa, tutto come in primo grado per l’aggressione a Martina Mucci, la cameriera pratese di 31 anni massacrata di botte e sfregiata da due picchiatori ingaggiati dall’ex fidanzato. A distanza di due anni e mezzo dal pestaggio – era il 21 febbraio 2023 – e a poco più di uno dal processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato davanti al tribunale di Prato, i giudici della Corte d’appello di Firenze oggi, lunedì 29 settembre, hanno confermato in blocco la sentenza: 9 anni di reclusione al buttafuori 43enne Emiliano Laurini, l’ex che ordinò il pestaggio (avvocato Bellezza); 6 anni e 8 mesi al ventunenne Kevin Mingoia, esecutore materiale (avvocati Bertei e Mattei); 4 anni a Mattia Schininà, 23enne (avvocato Savarese), considerato l’anello di congiunzione tra il mandante e il picchiatore che entrò in azione con un altro giovane all’epoca minorenne.
Respinti tutti gli appelli, respinte tutte le istanze proposte dai difensori che hanno insistito – senza successo – per il riconoscimento della lieve entità dello sfregio permanente, una cicatrice che ha marchiato il viso di Martina Mucci.
Un’affermazione netta, anzi nettissima per Costanza Malerba e per Federico Febbo, legali della vittima: il processo di secondo grado ha ricalcato fedelmente l’esito del rito abbreviato. Nulla, nemmeno una virgola è stata spostata.
Sarebbe stata la gelosia (il movente non è mai stato chiarito fino in fondo) a condannare la donna al brutale pestaggio. L’aggressione si verificò al rientro a casa, in piena notte, dopo il lavoro nel locale nel quale aveva conosciuto e stretto una relazione con il collega Emiliano Laurini. Martina Mucci fu sorpresa alle spalle da due persone incappucciate: una spinta la fece cadere di faccia sulle scale del pianerottolo, poi calci, schiaffi, pugni sulla testa e sulla bocca fino a romperle i denti, colpi al naso e ferite alla cute della testa inferte con un rasoio che doveva servire per tagliare ciocche di capelli. Capelli, bocca e naso: le parti che Martina curava di più. Un pestaggio violentissimo. Gli investigatori ricostruirono tutte le fasi e conclusero che se non fosse stato per un condomino svegliato dalle urla e corso ad accendere le luci delle scale, il finale sarebbe stato anche peggiore. Quando la donna fu picchiata e sfregiata, la relazione con l’ex era finita da qualche settimana. Furono le dichiarazioni della vittima a indirizzare le indagini.
Laurini, dopo diversi mesi di carcere, è stato messo ai domiciliari con il braccialetto elettronico, mentre gli altri due sono liberi. La posizione del secondo aggressore è stata giudicata dal Tribunale dei minori che ha concesso l’istituto della messa alla prova.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
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