Come un’onda la protesta è entrata dentro il ristorante. Slogan urlati a squarciagola, bandiere e striscioni per chiedere contratti di lavoro regolari, paghe dignitose e rispetto delle regole. E’ la risposta di Sudd Cobas alle violenze di domenica sera davanti al ristorante cinese Scintilla, in via Galcianese. Bilancio pesantissimo: all’ospedale sono finiti un sindacalista italiano, sei attivisti pakistani, e due cinesi tra cui la proprietaria del locale. Secondo il racconto del sindacato, confermato dalla procura, a due manifestanti in presidio sono state spaccate bottiglie di vetro sulla testa, mentre a uno è stata morsa una mano (leggi). “Spinte, calci, pugni – il racconto di Arturo Gambassi, uno dei feriti – tutto è nato da un gruppo di quattro o cinque cinesi che hanno cominciato prima a insultarci e a provocarci, poi sono passati alla violenza e qualcuno ha anche provato a trascinarci dentro il locale”. La procura, dopo la relazione della polizia che ha acquisito le immagini delle telecamere di sicurezza installate fuori e dentro il ristorante, ha aperto un fascicolo per lesioni personali aggravate sia a danno dei manifestanti che dei cinesi. In corso gli accertamenti per dare un nome e un cognome a tutte le persone coinvolte.
A ventiquattro ore dai disordini, nella serata di ieri, lunedì 15 dicembre, il sindacato è tornato in via Galcianese: decine di persone si sono accalcate davanti all’ingresso del ristorante e alla fine sono entrate per portare tra i tavoli il loro grido contro lo sfruttamento del lavoro. “Non è una fabbrica ma è comunque un luogo di diritti negati ai lavoratori – le parole di Luca Toscano, leader di Sudd Cobas – siamo stati attaccati dopo che nei giorni scorsi abbiamo firmato quattro accordi in altrettanti ristoranti per la regolarizzazione di chi lavora, ma non ci fermeremo”. I cinesi presenti non hanno reagito. Neppure una parola, solo i telefonini in mano per filmare la protesta e inviare tutto all’avvocato.
Sale il volume delle rivendicazioni ma anche quello del richiamo alle istituzioni: “E’ allucinante – ancora Toscano – che questo locale oggi sia aperto. In questa città i locali vengono sospesi dalla questura per molto meno”. E la richiesta esplicita a prendere provvedimenti: “Chiediamo al questore di sospendere l’attività di questo ristorante dopo quello che è successo. Crediamo che sia arrivato il momento di dimostrare che la sicurezza di chi rivendica i diritti conta qualcosa. Si chiama democrazia”.
L’azione del sindacato è decisa nonostante i precedenti: quattro aggressioni da settembre a oggi, tre nell’ultimo mese. “La vigliaccheria – dice Luca Toscano – di chi sta provando a fermare la sindacalizzazione, di chi vuol fermare un movimento che rivendica diritti e che li sta conquistando”. Su uno striscione lo slogan “Dalle fabbriche alle cucine, il nostro coraggio è la vostra fine” e accanto i cartelli ‘8×5’ (otto ore di lavoro per cinque giorni la settimana) ormai finiti su giornali, copertine e programmi di tv di mezza Europa. (nadia tarantino)
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