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Arrestato per narcotraffico su mandato degli Stati Uniti torna libero dopo due mesi di carcere: annullata l’estradizione di un imprenditore


La vicenda comincia nei giorni di Natale quando l'uomo viene bloccato all'aeroporto di Fiumicino dove è in attesa di imbarcarsi. Passa settimane nel carcere di Civitavecchia prima di tornare in libertà per una questione procedurale


Nadia Tarantino


Si è presentato all’aeroporto di Fiumicino per imbarcarsi sul volo diretto in Cina ma si è ritrovato con le manette ai polsi in forza di un mandato di arresto e successiva estradizione emesso dagli Stati Uniti nell’ambito di un’indagine su narcotraffico e riciclaggio. In questi giorni, dopo più di due mesi passati nel carcere di Civitavecchia, l’uomo, un cinese di 41 anni residente a Prato, titolare di un’azienda tessile, è tornato in libertà grazie al suo avvocato, Giuseppe Monteleone, che ha convinto la Cassazione della mancanza dei requisiti necessari a dare parere positivo alla richiesta di estradizione.
Tutto comincia nei giorni di Natale quando l’imprenditore decide di trascorrere le feste in Cina. Ma in Cina non ci arriva perché alla barriera dei controlli dello scalo di Fiumicino scatta l’arresto; un arresto a sorpresa ordinato dalle autorità statunitensi che accusano l’uomo di gestire un traffico internazionale di stupefacenti tra l’Europa e, appunto, gli Stati Uniti e di essere responsabile anche di riciclaggio. Il cinese non sa nulla né di essere coinvolto in un’inchiesta sul narcotraffico né, tanto meno, di essere destinatario di un mandato di cattura. L’avvocato Monteleone si mette subito al lavoro: l’obiettivo è la scarcerazione ma la sezione Estradizione della Corte d’appello di Roma conferma dalla prima all’ultima riga il contenuto del provvedimento.
La svolta arriva con il ricorso in Cassazione: qui i giudici annullano la misura cautelare e ordinano l’immediato ritorno in libertà dell’imprenditore. Il motivo? Una questione puramente tecnica: il difensore fa leva sul mancato rispetto di un articolo del trattato Stati Uniti – Italia secondo cui, a fronte di una richiesta di estradizione, i giudici italiani devono essere messi a conoscenza, entro 45 giorni, delle ragioni e del destino a cui l’indagato va incontro. La comunicazione, arrivata in sede di Corte d’appello l’ultimo giorno disponibile prima della scadenza dei termini, era stata ritenuta del tutto insufficiente dall’avvocato Monteleone i cui rilievi non avevano però trovato accoglimento. In Cassazione il finale è stato diverso e immediatamente l’imprenditore ha potuto lasciare il carcere di Civitavecchia e fare ritorno a Prato in attesa di un eventuale processo. La decisione dei giudici della Corte suprema, infatti, non ha cancellato le imputazioni ma solo stabilito che l’estradizione, da un punto di vista procedurale, non era sostenibile. (nt)

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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