Sei richieste di rinvio a giudizio alla conclusione dell’inchiesta della procura di Padova e della della guardia di finanza nei confronto dell’organizzazione, con base in Veneto ma attiva in tutta Italia, compresa la provincia di Prato, accusata di aver messo in piedi un sistema di truffe ed estorsioni ai danni di donne anziane attraverso la vendita porta a porta.
Secondo le indagini delle Fiamme Gialle i profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, hanno consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche. E proprio l’alto tenore di vita tenuto dagli indagati, rispetto a quanto da loro dichiarato, ha fatto partire gli accertamenti dei finanzieri.
Sarebbero state oltre 1.200 le anziane raggirate dai malfattori che, sulla scorta di elenchi comprati da altre società operanti nel medesimo settore e avvalendosi di una rete di agenti di vendita, si presentavano a casa di anziane spesso sole. Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni e, qui, rendevano edotte le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore. L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo. In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata. In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti.
L’inchiesta aveva avuto una prima svolta a gennaio quando la guardia di finanza eseguì cinque arresti e indagò a piede libero altre dieci persone. In quella occasione furono sequestrati 2,5 milioni di euro tra beni immobili e denaro.
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