Non c’è pace per il carcere pratese della Dogaia, al centro recentemente di una serie di inchieste che hanno portato a scoprire al suo interno una vera e propria organizzazione con detenuti che gestivano lo spaccio di sostanze stupefacenti e la distribuzione di telefonini, fatti arrivare anche con i droni.
Una situazione esplosiva che vede, molto spesso, gli agenti della polizia penitenziaria vittime di aggressioni, come quella avvenuta nella giornata di ieri, 12 dicembre, quando un agente in servizio presso il reparto collaboratori di giustizia è stato violentemente colpito alla testa con uno sgabello. Ad aggredirlo, come denunciato dal sindacato Sappe, un detenuto noto per i suoi comportamenti aggressivi e già responsabile in passato di analoghi episodi, sia verso altri detenuti sia verso il personale di Polizia. Secondo quanto si legge in un comunicato del procuratore Luca Tescaroli, il detenuto è “un collaboratore di giustizia inserito nella criminalità organizzata romana”. “L’aggressione – si legge ancora nel comunicato – è avvenuta al rientro da una videochiamata” e l’agente “è stato soccorso da altri collaboratori di giustizia”. Il Sappe aggiunge che l’agente, immediatamente soccorso, è stato trasportato al pronto soccorso cittadino, dove i sanitari gli hanno applicato cinque punti di sutura.
“Si esprime massima solidarietà al collega aggredito e si denuncia l’ennesimo episodio di violenza che conferma le gravi criticità che affliggono la casa circondariale di Prato”, afferma Francesco Oliviero, segretario per la Toscana del Sappe. “Si tratta dell’ennesimo episodio inaccettabile – prosegue -. Il carcere di Prato sta attraversando un periodo di forte criticità, caratterizzato da sovraffollamento persistente e da un numero crescente di detenuti con gravi problematiche comportamentali e psichiatriche trasferiti nell’ultimo anno da altri istituti. La gestione di tali soggetti è sempre più complessa e, troppo spesso, a pagarne le conseguenze sono proprio gli agenti che ogni giorno garantiscono ordine e sicurezza. Servono interventi urgenti da parte dell’amministrazione penitenziaria, sia in termini di risorse umane sia di strumenti operativi. Non possiamo più permettere che la polizia penitenziaria venga lasciata sola ad affrontare situazioni di tale pericolosità.”
Il Sappe esprime poi un apprezzamento chiaro e convinto per il direttore dell’istituto e per il comandante di reparto, che in queste settimane stanno fronteggiando una delle fasi più difficili degli ultimi anni.
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