Ancora un suicidio nel carcere pratese della Dogaia, il quarto da inizio anno, mentre il totale di detenuti che si sono tolti la vita nei penitenziari italiani sale a 77, ai quali vanno aggiunti sette agenti di polizia penitenziaria.
L’ultima vittima è un italiano di 50 anni, in carcere per gravi reati e con fine pena fissato al 2030. L’uomo, secondo quanto spiegato dal sindacato UilPa Polizia Penitenziaria, si è suicidato impiccandosi nella sua cella. A nulla sono valsi i soccorsi degli agenti della Penitenziaria e dei sanitari. Era detenuto da marzo nella settima sezione, quella che ospita chi si è macchiato di crimini di natura sessuale. Al momento non sono chiari i motivi del tragico gesto. L’uomo non avrebbe dato segni di particolare disagio.
“Sebbene nell’ultima parte dell’anno pare vi sia stato un leggero rallentamento nelle morti di carcere e per carcere – dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia Penitenziaria – siamo sempre alle prese con numeri monstre, destinati ad abbattere ogni precedente record. Del resto, la crisi penitenziaria continua a non essere tangibilmente affrontata dal Governo e gli indicatori sono tutti in negativo. 15mila detenuti oltre i posti disponibili, 18mila unità mancanti alla polizia penitenziaria, omicidi, suicidi, violenze di ogni genere, stupri, piazze di spaccio e malaffare. Queste sono oggi le nostre prigioni”.
Sulla vicenda interviene anche la Fp Cgil per “denunciare con forza l’estrema gravità delle condizioni del carcere pratese, un istituto che da anni vive in una situazione insostenibile sia per i detenuti che, soprattutto, per il personale che vi lavora. Le segnalazioni inviate a tutte le istituzioni competenti restano inascoltate, e la mancanza di azioni concrete continua a rendere la gestione del carcere una missione impossibile per chi ogni giorno cerca di garantire sicurezza e dignità all’interno delle mura penitenziarie”.
“Non possiamo dimenticare – prosegue il sindacato – che, in occasione della recente visita del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro, ci era stato promesso che entro settembre l’istituto avrebbe avuto finalmente un direttore titolare. Ad oggi, però, quella promessa rimane non mantenuta, aggravando ulteriormente le difficoltà operative in una struttura che è, senza dubbio, una delle più complesse della Toscana, spesso ricordata solo per l’assegnazione di detenuti di difficile gestione”.
“Questo ulteriore suicidio avvenuto nel carcere di Prato deve far riflettere sulla condizione in cui vivono i detenuti e su quella in cui è costretto ad operare il personale di polizia penitenziaria” afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe.
“Siamo di fronte all’ennesimo fallimento dello Stato, una tragedia annunciata – è il commento di Marco Biagioni, segretario del Pd di Prato -. Nonostante le continue promesse del governo e le passerelle degli esponenti della destra, a Prato non è arrivato nulla. Cosa deve ancora succedere per dimostrare che siamo di fronte a una vera e propria emergenza?”
“E’ con sgomento che apprendiamo questa notizia – scrive in un comunicato la Commissione carcere della Camera penale di Prato – l’onda di suicidi sembra ormai impossibile da arginare, nonostante le varie iniziative proclamate dall’Unione Camere penali italiane e da quella di Prato. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i detenuti della casa circondariale, abbiamo fatto flash mob e una maratona oratoria sul tema. Non vogliamo però essere più soli e chiediamo la maggior partecipazione possibile al Consiglio comunale straordinario del 23 novembre. E’ nostro compito urlare a gran voce il dolore di chi, ristretto in condizioni spesso inumane, affetto da patologie psichiatriche o semplicemente in un momento di debolezza, sceglie la morte e getta le proprie armi abbandonando una vita che sempre non avere più motivo di essere vissuta. Dobbiamo essere il loro faro nel buio”.
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