Sdraiato in mezzo alla vegetazione ad una cinquantina di metri di distanza per non dare nell’occhio, ha tentato di far arrivare oltre il muro di recinzione del carcere della Dogaia un pacchetto con droga e telefonini utilizzando una fionda rudimentale e una lenza da pesca. Non c’è limite all’inventiva di chi le studia tutte pur di rifornire i detenuti ma il tentativo, messo in atto nella serata di martedì 17 marzo, è fallito per l’intervento di due agenti della polizia penitenziaria. Così come è fallito, sabato 21 marzo, il recapito, tramite il lancio oltre la rete, di altro stupefacente. Qualche invio però è andato a segno come dimostrano i sequestri, nella giornata di ieri, lunedì 23 marzo, di due telefonini nel reparto Alta sicurezza: uno nella disponibilità di un pluripregiudicato condannato anche per associazione mafiosa, sorpreso a fare una videochiamata, l’altro ritrovato in una nicchia scavata nel muro di una cella occupata da tre detenuti. Ancora nell’occhio dei ciclone l’istituto pratese dove ormai si ripetono con grande frequenza i ritrovamenti e i sequestri di droga, telefonini e schede telefoniche. La procura, in un comunicato stampa diffuso oggi parla di “perpetuarsi di attività criminosa pulviscolare in seno alla struttura carceraria pratese”.
Nel pacco recuperato martedì scorso sono stati trovati due panetti di hashish, droga di altro tipo e due telefonini. L’idea era quella di far arrivare nello spazio comune aperto frequentato dai detenuti la lenza che poi, tirandola, avrebbe trascinato il plico. C’erano invece 100 grammi di hashish nei due pacchetti recuperati sabato: uno all’esterno e uno all’interno del carcere, lungo il muro perimetrale.
“La collaborazione da parte dei detenuti – scrive il procuratore Luca Tescaroli – continua a rivelarsi particolarmente fruttuosa e si auspica che tale atteggiamento si incrementi per rendere ancora più efficaci le attività investigative in corso proiettate a ripristinare il controllo della legalità alla Dogaia”.
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