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Allarme bocconi avvelenati a La Querce: in due giorni morti tre cani tra atroci sofferenze


I cani hanno accusato il malore dopo aver passeggiato nei giardini di via XXX Novembre. Uno dei proprietari: "Un'azione così non può restare impunita"


Alessandra Agrati


La paura corre sui social e tra i residenti de La Querce dove, in appena due giorni, tre cani sono morti dopo aver ingerito bocconi avvelenati. Una morte orribile, tra dolori lancinanti e un’agonia che non ha lasciato scampo. Per tutti gli animali, secondo i veterinari, la causa del decesso è stata un avvelenamento che ha provocato prima vomito violento e poi gravi ustioni interne fino alla distruzione dell’intestino. Un dettaglio accomuna i casi: tutti i cani avevano passeggiato nei pressi dei giardini dove si trova il fontanello dell’acqua. I padroni, sconvolti dall’accaduto, hanno affidato ai social avvertimenti, rabbia e disperazione, invitando tutti a tenere i cani lontani da quel luogo. Tra loro c’è Simone Falugiani: «Scossa aveva 13 anni – racconta – siamo usciti per la consueta passeggiata serale e ci siamo fermati in zona. Tornati a casa ha iniziato a stare male, vomitava. In passato, mangiando erba, era già successo, così inizialmente non mi sono allarmato. Il veterinario mi aveva dato un farmaco per bloccare i conati, ma non è servito». Il giorno successivo la corsa disperata in una clinica a Firenze. «Mentre entravo – continua Falugiani – ho incontrato una coppia de La Querce che aveva appena portato il suo cane. Purtroppo inutilmente: Alan era già morto». Poche ore dopo, la stessa tragica sorte è toccata anche a Scossa. «È stato terribile – aggiunge – una morte con sofferenze indicibili. Sono tornato più volte nei giardini per cercare eventuali polpette o esche, ma non ho trovato nulla. Evidentemente chi ha compiuto questo gesto voleva lanciare un segnale, colpendo pochi cani. Temo che ora si sia spostato in altre zone».
Nel frattempo, Falugiani ha affisso cartelli di allerta per avvisare gli altri proprietari.

Al momento non è stata ancora presentata una denuncia né alla polizia provinciale né a quella locale, ma l’intenzione è chiara. «Ci stiamo organizzando per andare tutti insieme – conclude –. Un’azione del genere non deve restare impunita».

aa

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