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Vicenda campo Scirea, FdI accusa: “Situazione assurda, per dieci anni nessuno ha controllato”


Cosimo Zecchi e Alessandro Bessi intervengono sulla diffida che il Comune ha inviato al gestore dopo un sopralluogo dell'Asl: "I dubbi erano sorti già durante la gara di affidamento"


Claudio Vannacci


“La diffida al campo Scirea è solo la punta dell’iceberg, l’atto finale di una lunga storia. Una situazione evidentemente fuori controllo che oggi viene alla luce solo grazie al lavoro del commissario, mentre per dieci anni – sotto le giunte Pd – tutto è passato sotto silenzio. Nessuno ha controllato, nessuno ha verificato, nessuno si è preoccupato di garantire sicurezza e conformità in un impianto pubblico”. A parlare così è Cosimo Zecchi, ex consigliere comunale e dirigente nazionale di Fratelli d’Italia. La vicenda cui fa riferimento è quella dell’impianto sportivo di Chiesanuova, oggetto di una formale diffida del Comune a seguito delle gravi irregolarità rilevate dalla Asl durante un sopralluogo.
“Mi ero già occupato del campo – ricorda Zecchi – un anno fa, quando ci fu il bando per l’assegnazione. Anche allora avevo sollevato dubbi e criticità, perché si trattava di una gara a dir poco travagliata, alla quale partecipavano gli stessi soggetti che avevano già gestito l’impianto. Ero arrivato a chiedere l’annullamento in autotutela, ma non è stato dato seguito alla mia richiesta. Alla luce di quanto emerge oggi, è lecito chiedersi: come è stato possibile riassegnare il campo a chi non aveva nemmeno la documentazione base? Evidentemente le irregolarità riscontrate oggi erano già presenti allora, ma nessuno ha voluto vederle. Oppure dietro a tutto questo ci sono responsabilità del Comune e si è agito con leggerezza e negligenza?”
Gli fa eco Alessandro Bessi, esponente provinciale di Fratelli d’Italia: “Per quanto disastrata fosse la situazione – dice -, non potevamo immaginare ciò che si sta leggendo in questi giorni. I particolari emersi sono agghiaccianti, soprattutto se pensiamo a quanti genitori accompagnano i propri figli in quell’impianto, convinti di affidarli a una struttura sicura. L’aggravante è che proprio il fatto di operare in regime di concessione comunale genera un credito di fiducia che, in questo caso, si è rivelato mal riposto. È normale – prosegue Bessi – pensare che un impianto sportivo comunale sia sottoposto a maggiore vigilanza e a controlli più severi. I cittadini si aspettano che il Comune faccia la sua parte. E invece scopriamo che da anni non c’erano autorizzazioni, né agibilità, né verifiche fondamentali come la messa a terra degli impianti o la potabilità dell’acqua. Non si può far finta di niente”.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
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