Da sei mesi senza stipendio e da quasi cinque in presidio permanente – giorno e notte – davanti ai cancelli della stireria ‘L’Alba’, i 18 operai rimasti senza lavoro dovranno aspettare ancora perché il piano di ricollocamento pensato per loro non è ancora definito. Non è stata ancora raggiunta l’intesa tra i protagonisti che siedono al tavolo di filiera voluto dal presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai, per il mantenimento dell’occupazione: da una parte il soggetto imprenditoriale che dovrebbe assorbire i contratti di lavoro, dall’altra le aziende committenti che dovrebbero garantire le commesse e in mezzo il sindacato autonomo Sudd Cobas che si batte per diritti e tutele. C’è ancora un po’ di strada da percorrere prima di arrivare in fondo alla questione: c’è da capire, per esempio, se la Regione Toscana, chiamata in causa dalla Provincia, fornirà sostegno all’operazione. Il tavolo convocato oggi, giovedì 29 gennaio, è stato aggiornato alla prossima settimana. Ma le strette di mano non bastano più a Sudd Cobas: “Ogni nuovo giorno senza soluzione è un giorno in più senza soldi per gli operai – le parole di Luca Toscano – è stretto il tempo che i lavoratori sono disposti ad attendere per un riscontro definitivo sullo scioglimento delle riserve da parte dell’azienda che si è candidata a riassumere i lavoratori de L’Alba”. Il sindacato è certo che sul tavolo le tessere ci sono tutte e il gioco è a portata di mano: “Il piano C, così è stato chiamato il ricollocamento dei lavoratori ad un nuovo appaltatore a cui siano trasferite le commesse che i lanifici e i brand precedentemente facevano lavorare a L’Alba – ancora Toscano – è fattibile: le condizioni per arrivare al traguardo ci sono tutte”.
Il soggetto imprenditoriale non ha fatto passi indietro ma ha chiesto ulteriore tempo per dare una risposta definitiva sull’investimento. L’Unità per le crisi aziendali della Regione Toscana incontrerà il nuovo imprenditore allo scopo di individuare aiuti e facilitazioni per attuare la soluzione; inutile dire che si tratta di un passaggio sicuramente molto importante.
“La riunione di oggi – il commento del presidente, Simone Calamai – registra un dato fondamentale: la volontà di tutti di arrivare a chiudere la partita. Nessuno ha fatto passi indietro ed è una nota positiva che dimostra, da parte dei committenti, unione di intenti per risolvere la vertenza. Ci aspettiamo che la Regione ci convochi entro pochi giorni”.
Se l’accordo arriverà alla firma, il distretto aggiungerà un capitolo inedito alla sua storia: si tratterebbe, infatti, di un punto di svolta, di un precedente significativo, di una buona pratica da adottare anche per altre vertenze.
E se, invece, il progetto dovesse naufragare? “Abbiamo un piano D – dice il sindacato – accorciamento delle filiere tramite l’apertura di una società a capitale condiviso da committenti per aprire uno stabilimento che ricollochi gli operai e lavori le loro stesse commesse sotto il loro diretto e comune controllo”. Nulla che altrove non sia stato già fatto. Possibile? Fattibile? “Sia chiaro che non accetteremo una fine del tipo… ci abbiamo provato, ma… – la posizione netta di Sudd Cobas – l’intervento dei committenti è l’unica strada per costruire filiere diverse, in cui l’emersione di sfruttamento e caporalato possa diventare l’occasione per affermare diritti e dignità del lavoro. Non smetteremo di chiederlo e di pretenderlo”. (nadia tarantino)
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