Nuovo nulla di fatto, il terzo da quando la Provincia ha aperto il tavolo istituzionale per affrontare la vertenza aperta da Sudd Cobas contro Acca, l’azienda di logistica che ha annunciato il licenziamento di 95 lavoratori. Alla riunione di oggi, lunedì 3 agosto, hanno preso parte anche i Comuni di Prato e di Carmignano, che hanno aderito dal primo momento al tavolo di confronto. Una vertenza durissima che continua senza sosta dal 18 giugno anche a suon di carte bollate per le denunce dei pronto moda, clienti dell’azienda, che lamentano di non poter disporre delle loro merci stoccate nel magazzino di Seano, sede di Acca. “L’azienda – si legge in un comunicato del sindacato autonomo – continua a negare l’evidenza, e cioè che il lavoro sta continuando sotto altre ragioni sociali e in altri magazzini, oltre che per le strade dei Macrolotti. Il lavoro continua senza diritti per gli operai”.
Dal primo giorno Sudd Cobas parla di una cessazione dell’attività finta, finalizzata a cambiare nome e a riaprire con un’altra veste e con nuovi operai in sostituzione di quelli assunti regolarmente dopo una lunga battaglia sindacale. Acca replica che la chiusura è obbligata dallo sfratto dal capannone di Seano. “Anche oggi, per scelta dell’azienda, non è stato possibile avviare nessuna trattativa per i 95 posti di lavoro – dice il sindacato – l’azienda si è limitata a comunicare il rinvio a settembre di ogni valutazione. Ma Acca è una società già morta perché è nata per morire piena di debiti per poi essere sostituita dalla prossima. E’ un sistema che va avanti da molti anni e che va spezzato”. In concomitanza con il picchetto davanti ai cancelli di Seano, sindacalisti, lavoratori, attivisti e sostenitori sono impegnati anche in un presidio in via Leonardo da Vinci a Campi Bisenzio: “Il magazzino davanti al quale stiamo dimostra – viene spiegato – che si tratta di un ‘chiudi e riapri’, come denunciamo dal primo momento. Andremo avanti con lo sciopero e con i picchetti per tutto il tempo necessario, anche sfidando il caldo di agosto. Finché non saranno garantiti i posti di lavoro e i diritti conquistati”.
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