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Vertenza Acca, i pronto moda ancora all’attacco. L’avvocato: “Anche un giudice ha confermato la violenza privata, Sudd Cobas restituisca la merce”


Di nuovo riuniti in assemblea gli imprenditori che reclamano la restituzione dei capi di abbigliamento rimasti bloccati nel magazzino davanti al quale è in corso da oltre un mese lo sciopero del sindacato contro 95 licenziamenti. "Non ritireremo neppure una delle cento denunce depositate, rischiamo di chiudere". La risposta del sindacato: "Nessun pronto moda fallirà, l'unico dramma sono gli operai che restano senza lavoro". Nuova decisione del tribunale di Pisa


Nadia Tarantino
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“Non faremo mai passi indietro, non ritireremo le denunce e anzi proseguiremo la nostra battaglia perché abbiamo ragione: la merce è nostra e ce la devono restituire”. L’avvocato Nunzio Giudice ha nuovamente convocato i suoi clienti – 250 pronto moda del distretto – per informarli delle ultime novità relative alla Acca, l’azienda di logistica nella cui sede sono stoccate le scatole con i capi di abbigliamento già venduti ai clienti finali e bloccate a causa del picchetto di Sudd Cobas che da più di un mese protesta contro i 95 licenziamenti annunciati. “Ribadiamo che noi con questa vertenza non c’entriamo niente – le parole dell’avvocato – e ribadiamo anche un altro concetto: Sudd Cobas sta continuando a rendersi responsabile di violenza privata, ipotesi di reato già contestata dalla procura e confermata dal giudice delle indagini preliminari. Il fatto che quest’ultimo non abbia ratificato il sequestro della merce finalizzato alla restituzione, è un dato puramente tecnico contro cui la procura ha già proposto ricorso al Riesame. E ci saremo anche noi lunedì prossimo, quando si terrà l’udienza”.
Assistito da un interprete madrelingua, l’avvocato Giudice ha ripercorso tutta la vicenda, dal 18 giugno, inizio del picchetto, a oggi, 24 luglio. “Abbiamo depositato cento denunce in procura – ha detto – siamo andati tre volte davanti ai cancelli della Acca per chiedere di poter ritirare le nostre merci, non ci è stato consentito. Abbiamo avuto rispetto della legge quando, nonostante la ragione sia dalla nostra parte, abbiamo accolto la richiesta delle autorità di fare un passo indietro per motivi di ordine pubblico. Noi siamo per la legge, siamo per la legalità e le nostre ragioni stanno nel Codice penale. I Sudd Cobas sono indagati dalla procura, non i pronto moda”.
Dunque il prossimo appuntamento è quello di lunedì 27 quando la mancata convalida del sequestro preventivo delle merci finalizzato alla restituzione a 21 pronto moda che hanno dimostrato la corrispondenza tra documenti, fatture e contenuto delle scatole, sarà discussa davanti al tribunale del Riesame. “Anche in quella sede faremo la nostra parte – ha detto l’avvocato degli imprenditori – ribadisco che lo sciopero è sacrosanto ma ribadisco anche che la forma è sbagliata. Senza contare che ci sono sì 95 posti di lavoro in ballo per i quali il sindacato si sta battendo, ma il blocco delle merci ne mette a rischio molti, molti di più”.
Alle rivendicazioni dei pronto moda e al rischio di fallimento a causa della merce bloccata nei magazzini di Acca, arriva la risposta di Sudd Cobas: “A febbraio 2025 – scrive in un comunicato il sindacato – dentro il magazzino di Acca scoppiò una bomba incendiaria nascosta dentro una scatola di vestiti e lo stesso accadde in contemporanea in altri magazzini. Un miracolo che non ci furono vittime. Pochi mesi prima, un incendio doloso carbonizzò un’altra azienda di logistica insieme a migliaia di scatole di merci dei pronto moda eppure nessun imprenditore fallì. Perché? Per lo stesso motivo – spiega Sudd Cobas – per cui oggi di fronte allo sciopero alla Acca nessuno fallirà: c’erano allora come oggi solo un 364esimo della merce che questi pronto moda spediscono ogni anno. Eppure oggi gli imprenditori hanno chiamato la stampa per raccontare di nuovo il loro dramma. Solo una bugia che tale resta anche se ripetuta mille volte”.

Intanto oggi, davanti al tribunale di Pisa, si è discussa nel merito la richiesta di restituzione delle merci avanzata da una quindicina di pronto moda assistiti dall’avvocato Tiziano Veltri. Il giudice del lavoro ha ribaltato la decisione di pochi giorni fa quando agli imprenditori era stato rilasciato l’ok. Niente da fare: la merce resta nel magazzino di Acca. Motivo? “Il giudice del lavoro – viene spiegato dagli interessati – ha motivato che i dicumenti e le visure prodotte non dimostrano la proprietà della merce da parte degli imprenditori. Ce ne ricorderemo quando verrano contestati l’illecito smaltimento di rifiuti o i controlli su strada sulle merci trasportate: i documenti di trasporto non dimostrano la proprietà della merce”. Il tono è chiaramente provocatorio.

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