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Utenti, clienti, famiglie e cittadini del centro storico in piazza per salvare il laboratorio della Fondazione Caritas


Sabato 20 dicembre manifestazione sotto il palazzo vescovile per chiedere spiegazioni sulla chiusura prevista a fine gennaio e difendere un presidio di lavoro e inclusione per persone svantaggiate. La replica di monsignor Nerbini


Alessandra Agrati


A poco più di un mese dalla chiusura, il laboratorio di Solidarietà della Fondazione Caritas di via Magnolfi a Prato si prepara ad abbassare definitivamente la serranda il 31 gennaio. Storico punto di riferimento per persone svantaggiate, chiuderà per decisione della Fondazione Caritas, contro cui familiari e utenti si sono mobilitati a lungo, anche con una raccolta firme che però non ha sortito effetti. L’ultimo tentativo di confronto diretto con la Fondazione, e soprattutto con il vescovo Giovanni Nerbibi, avverrà domani, sabato 20 dicembre, alle 11 sotto il palazzo vescovile. All’iniziativa parteciperanno familiari degli utenti, clienti del laboratorio e commercianti del centro, uniti per chiedere spiegazioni e manifestare la propria solidarietà.
“Purtroppo – spiega Adamo Spinelli, fratello di Daniele che da anni lavora nel laboratorio – a poco più di un mese dalla chiusura non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla Fondazione. Mio fratello continua a lavorare in via Magnolfi e il lavoro non manca, ma cosa accadrà dal 1° febbraio nessuno lo sa. È un atteggiamento ingiusto: spero di poter parlare con il vescovo, sia per capire le ragioni della decisione, sia per sottolineare l’importanza di questo luogo per persone come mio fratello”. Secondo la Fondazione, la chiusura sarebbe motivata da ragioni economiche: l’affitto alto e gli incassi insufficienti a coprire le spese. Anche i clienti del laboratorio, che include borse lavoro seguite dai servizi sociali, hanno cercato in tutti i modi di far cambiare idea alla Fondazione Caritas, ma i tempi stretti rendono l’impresa difficile. “Non solo Daniele – continua Spinelli – ma tanti altri all’ interno del laboratorio non solo avevano trovato un’occupazione, mio fratello si occupa di piccoli lavori di legatoria che in pochi ormai sanno fare, ma anche una piccola comunità con gli operatori. Siamo preoccupati anche per il loro futuro”. La Fondazione per loro aveva comunque trovato una soluzione all’ interno di altre strutture.
Nei giorni scorsi molti hanno visitato i locali del laboratorio per portare la propria solidarietà e confermare la presenza alla manifestazione in piazza Duomo. L’appello è stato diffuso anche sui social e in rete, nella speranza di salvare un pezzo importante della comunità pratese.
Il vescovo, Giovanni Nerbini, ha spiegato i motivi della chiusura. «Decidere di far cessare un servizio di accoglienza e di carità è sempre una scelta sofferta, ma è anche frutto di un ragionamento. Nell’ambito di una valutazione complessiva dei propri impegni e attività, da un punto di vista sociale ma anche economico, la Fondazione Solidarietà Caritas ha ritenuto di porre fine all’esperienza del Laboratorio. Ciò avverrà il prossimo 31 gennaio.
L’obiettivo, mi è stato detto, è quello di spostare risorse su altre tipologie di servizio, in modo da raggiungere e sostenere più persone con lo stesso investimento. Sono stato inoltre rassicurato dal fatto che le due dipendenti venissero reintegrate all’interno del mondo Caritas, salvaguardando così i loro posti di lavoro. Attualmente sono due le persone che stanno frequentando il laboratorio come inserimento socio terapeutico concordato con l’Asl. La Fondazione Solidarietà Caritas si è detta disponibile a trovare per loro nuove possibilità di impiego sempre all’interno delle proprie attività. Questo percorso è stato compiuto dalla Fondazione, la Curia diocesana si è inserita nella questione cercando di capire se la tipologia del servizio offerto dal Laboratorio potesse essere rilevata da altre realtà sociali del territorio, ma questo proposito non si è realizzato. Il lavoro svolto negli anni dal Laboratorio è stato importante e prezioso, siamo certi che questa esperienza abbia contribuito all’effettivo reinserimento sociale di coloro che l’hanno vissuta. La Fondazione Solidarietà Caritas è impegnata su diversi fronti, tutti mirati alla cura delle fragilità e all’accompagnamento di chi si trova in un momento di difficoltà. Sono certo che saprà coinvolgere adeguatamente le due dipendenti e offrire soluzioni alternative per l’inserimento socio-terapeutico a coloro che hanno bisogno di sperimentare un ambiente lavorativo protetto».


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