A Prato esiste un’offerta strutturata di servizi per persone con disabilità, tra centri diurni, riabilitativi e strutture residenziali. Esiste anche una domanda concreta da parte delle famiglie. Eppure, le due realtà non riescono a incontrarsi. Il motivo è apparentemente semplice, ma dagli effetti devastanti: il costo del trasporto sociale nonostante la Società della Salute abbia recentemente rimodulato le quote di compartecipazione . A segnalarlo è Anffas Prato, che denuncia una situazione definita “paradossale”. «Abbiamo almeno quattro ragazzi che, da quando è stato introdotto il criterio Isee per il pagamento del trasporto, non frequentano più il nostro centro riabilitativo», spiega la presidente Enza Marchese. «È una situazione grave, come se non si garantisse il trasporto a un paziente dializzato».
Il problema, sottolinea l’associazione, si presenta anche sul fronte opposto. «Ci sono famiglie dei comuni limitrofi che vorrebbero accedere ai nostri servizi, ma non riescono a sostenere i costi del trasporto», continua Marchese. «L’assegno di accompagnamento è di circa 520 euro al mese, mentre il trasporto può arrivare a costarne almeno 500: è evidente che molte famiglie sono costrette a rinunciare».
In questo contesto, Anffas Prato prova comunque a guardare avanti e ad aprirsi al territorio. Il 27 marzo è in programma un open day per presentare le attività e i servizi offerti. «Abbiamo invitato il presidente della Regione e l’assessore al sociale – aggiunge Marchese – e ci auguriamo che possano essere presenti. A gennaio avevo inviato una PEC per chiedere un incontro, ma non ho ricevuto risposta». L’iniziativa cade in un momento significativo per l’associazione, che celebra i 68 anni dalla nascita a livello nazionale e i 65 anni di attività sul territorio pratese. Un traguardo accompagnato anche da un rafforzamento della partecipazione interna, con un’organizzazione composta dai familiari degli utenti che eleggono un presidente e un consiglio di amministrazione formato da vicepresidente, segretario e tesoriere, in carica per quattro anni.
Anffas Prato gestisce oggi tre strutture. Il Centro terapeutico riabilitativo dispone di 50 posti, attualmente occupati per 35. La Casa famiglia “Roberto”, a Tavola, ospita 14 persone in modo stabile e mantiene due posti disponibili per offrire sollievo temporaneo alle famiglie. Il centro di socializzazione “Le Rondini” mette a disposizione 20 posti occupati 13, con attività giornaliere dalle 8 alle 16. «La struttura del centro terapeutico riabilitativo è di proprietà del Comune – precisa Marchese – mentre il centro socio-sanitario è stato costruito da noi su terreno comunale, e Le Rondini è stata recentemente ristrutturata con risorse dell’associazione. Per questo chiediamo all’amministrazione la concessione in comodato gratuito per almeno 60 anni: è l’unico modo per ammortizzare investimenti che sono stati molto rilevanti».
Le strutture Anffas, accreditate dall’Asl Toscana Centro, impiegano complessivamente una cinquantina di operatori tra oss, educatori, medici, infermieri, psicologi e asssistenti sociali. Un impegno significativo, sostenuto anche dal lavoro dell’associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità intellettiva, che continua a rappresentare un punto di riferimento per il territorio.
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