Dopo la lettera inviata dal sindaco Matteo Biffoni alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, contestando il tetto del 30% di studenti stranieri per classe, ritenendolo difficilmente applicabile alla realtà pratese, FdI ed Erica Mazzetti (Forza Italia) difendono invece la necessità di intervenire sulla concentrazione degli alunni stranieri in alcune scuole.
Il coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia sostiene che Prato rappresenti una realtà particolare rispetto al resto d’Italia e attribuisce alla forte presenza straniera anche alcune delle difficoltà del sistema scolastico, dalla dispersione alla composizione delle classi. Il partito chiede quindi regole e limiti per evitare le concentrazioni. “La situazione attuale non fa altro che aggravare le disuguaglianze già presenti in città: ai bambini e ragazzi delle famiglie che vivono nei quartieri più complessi non viene garantito lo stesso diritto a un percorso scolastico regolare, perché l’alta concentrazione in alcune classi di studenti stranieri che non parlano italiano impone inevitabili rallentamenti nei programmi. La composizione delle classi è lo specchio diretto di una città divisa in zone, dove invece di integrare si isola: un sistema che non giova né ai ragazzi italiani né a quelli stranieri, spinti anch’essi verso l’abbandono scolastico. Nessun bambino, italiano o straniero, dovrebbe vedersi negato il diritto a un’istruzione piena, ma è esattamente ciò che i numeri della dispersione scolastica a Prato oggi certificano”.
Erica Mazzetti ricorda invece che un limite del 30% era già previsto dalla circolare ministeriale del 2010 e sottolinea che il provvedimento annunciato dal Governo deve ancora essere presentato e discusso. La deputata propone un censimento delle scuole con la maggiore presenza di studenti stranieri e indica Prato come possibile laboratorio per l’applicazione della misura. “A Prato esiste un tema evidente di integrazione e di crescente ghettizzazione che non si può continuare a ignorare. Non è accettabile che si creino plessi o classi con la totale assenza di bambini italiani, come sta già succedendo. La scuola deve rimanere il primo luogo di integrazione e di coesione sociale ed è doveroso intervenire, anche con strumenti flessibili e modulati sulle singole realtà locali”.
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